Il potere mentale della mente

di Mattia Filippini

James Telroy

Nel 1994 il pastore americano James Telroy, famoso nella contea per i suoi seminari sul potere della mente e per le sue idee radicali, annunciò ai giornali che si sarebbe presentato davanti alla commissione alimentare dello stato dell’Iowa con una proposta che avrebbe risolto per sempre la piaga dilagante dell’obesità. Il 12 maggio, accerchiato dai giornalisti e dai suoi numerosi seguaci, James Telroy espose il suo progetto di pensiero laterale nell’aula magna dell’università. “L’uomo produce il male come le api producono il miele” iniziò. “Ma se si convincessero le api che produrre il miele è male” continuò, “allora se ne guarderebbero bene dal produrlo”. Gli spettatori si erano guardati basiti, i giornalisti avevano preso alcuni appunti. Ma il discorso del pastore Telroy non si era fermato lì: il metodo che aveva proposto si basava sul concetto di Panopticon elaborato dal filosofo inglese Jeremy Bentham. Il Panopticon è il carcere ideale; la sua forma circolare e radiocentrica permetterebbe a un unico guardiano di osservare tutti i prigionieri in qualsiasi momento. Per amplificare l’effetto deterrente i prigionieri non dovrebbero avere la certezza di essere osservati, in modo da far nascere in loro la coscienza di un’invisibile onniscienza del guardiano. Secondo Bentham, dopo anni di questo trattamento, il “giusto” comportamento imposto sarebbe entrato nella mente dei prigionieri come unico modo possibile di comportarsi. Il pastore James si era fermato un attimo per riprendere fiato e poi aveva aggiunto una frase a effetto: “Così si ottiene il potere mentale sulla mente”.

La proposta di Telroy partiva proprio dalla teoria del filosofo inglese e la ribaltava. Se al posto di un guardiano osservante si mettesse un unico osservato e al posto della moltitudine di osservati si mettesse una moltitudine di osservatori, allora il potere di convincimento si moltiplicherebbe. Poi aveva cominciato a parlare dell’obesità sostenendo che, a causa dei fast-food, è in corso un vero e proprio mutamento di proporzioni, a partire dai sedili degli autobus che si stanno allargando, dagli autobus stessi, per passare alle strade, alle porte, alle case e in seguito agli affitti. La sua preoccupazione era che si stesse allevando una generazione di piccoli lottatori di sumo, non adeguatamente supportati da scuole di questa disciplina, essendo le infrastrutture di questo tipo molto scarse o totalmente assenti negli Stati Uniti, e in un futuro scontro con gli atleti giapponesi o samoani tutto il paese avrebbe fatto una ben misera figura.

Il problema, secondo Telroy, era da estirpare alle origini. Grazie al suo eccezionale pensiero laterale e ai suggerimenti di Bentham, era nata l’idea di costruire speciali fast-food correttivi, dalla forma circolare; sulle pareti dovevano essere installate delle finestre oscurate dalle quali i correttori avrebbero potuto osservare l’interno, ovvero il centro della stanza dove, a un tavolo unto, si sarebbe seduto il paziente da disintossicare assieme al suo panino grondante grassi saturi. La cosa notevole di queste strutture era che, una volta ammortizzati i costi di costruzione, il mantenimento sarebbe stato irrisorio e quasi del tutto automatico: dietro le finestre oscurate non era veramente necessaria la presenza di persone in carne e ossa, ma registratori approntati per l’occasione avrebbero riprodotto un piccolo colpo di tosse, uno starnuto o il cigolio di una sedia, in modo da suggerire nella mente del paziente di essere controllato e giudicato. Il pastore Telroy, che era anche un fine umorista, aggiunse che non sarebbe stato necessario nemmeno ricomprare il panino, si sarebbe potuto utilizzare sempre lo stesso, dato che il paziente non l’avrebbe nemmeno sfiorato, tanta era la certezza e la sicurezza nel potere mentale della mente.

Il progetto di James Telroy non venne nemmeno vagliato dalla Commissione Alimentare, ma venne liquidato come uno scherzo di cattivo gusto e come una perdita di tempo. Del pastore Telroy non si seppe più nulla. Anni dopo, alcuni membri della Commissione Alimentare furono al centro dello scandalo per corruzione e favoreggiamento di alcune multinazionali della ristorazione.

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