Una vita tra i margini

[Enrico Gregorio]

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Non avrà la perfezione grafica di tanti manga odierni, ma non ne ha bisogno.  Una vita tra i margini di Yoshiro Tatsumi (1935) è la storia semi autobiografica, scritta in undici anni, di Hiroshi, un ragazzo che cresce nella Osaka sfigurata dalla seconda guerra mondiale. E così, mentre il Giappone percorre il lento cammino per risollevarsi e il suo popolo cerca di recuperare la perduta armonia, il giovane Hiroshi intraprende la sua via nel mondo dei manga.

Quello che rende coinvolgente questo manga di ottocentotrentadue pagine è la spontaneità con cui è raccontato, dove con grazia vengono rappresentati momenti apparentemente secondari e tensioni sotterranee.

Tutto ha inizio con la passione di Hiroshi e suo fratello maggiore Okichan per i manga a prestito, usanza frequente nel Giappone del dopoguerra dove esistevano molti negozi nei quali era possibile prendere in prestito manga e libri per pochi soldi. I due, spinti da una sana competizione, disegnano manga (che erano solo sketch di poche vignette a sfondo comico, spesso slapstick) e li inviano alle riviste, dove i migliori vengono pubblicati.

In breve tempo Hiroshi riesce a migliorare facendosi un nome. Assieme a altri giovani appassionati formerà un gruppo di promozione manga, poi entrerà in contatto con diversi editori e da lì pubblicherà i suoi primi lavori.

Questa è solo la premessa della nascita del genere manga gekiga, ad opera di Tatsumi e alcuni altri, ovvero fumetti per adulti adeguati alle ambizioni artistiche e narrative dei loro autori. In principio i manga erano infatti opere di semplice intrattenimento, canonizzati in rigide regole; Tatsumi sarà uno dei primi riformatori del fumetto giapponese. Lo farà, come i suoi colleghi coetanei, avvicinandosi al realismo e prendendo ispirazione dalle tecniche narrative del cinema (soprattutto il noir e l’hard-boiled; molte storie sono infatti assassinii o rapine). Il libro sa rendere bene il clima di entusiasmo pioneristico di questi disegnatori, nonostante in alcuni casi la società abbia dato una connotazione negativa al termine gekiga. Come Tatsumi sottolinea più volte, i gekiga verranno spesso colpevolizzati di avere una cattiva influenza su giovani.

In alcuni passaggi Tatsumi, attraverso il protagonista Hiroshi, si preoccupa di spiegare come cercava di migliorare la sua tecnica narrativa. Ispirato dal dinamismo di Tezuka (l’autore del celebre Astroboy, ma anche MW), Hiroshi usa soluzioni grafiche che creano una sequenza di fotogrammi e trasmettono una tensione nervosa nuova per il mondo dei manga. Proprio come nelle prime pagine di Black Blizzard (Tempesta nera, verrà pubblicato entro la fine dell’anno sempre da Bao), celebre successo di Tatsumi e suo primo graphic novel, dove con un gioco di inquadrature cinematografiche ci viene mostrato l’arresto del protagonista. Per spiegare bene l’influenza del noir sul gekiga basta raccontare la trama di Black Blizzard: un pianista incolpato di un omicidio viene arrestato e ammanettato assieme a un noto criminale, ma durante il trasferimento una tempesta farà deragliare il treno sul quale viaggiano, dando loro l’occasione di fuggire.

E qui veniamo a un altro punto fondamentale della narrativa di Tatsumi: il saper caratterizzare i personaggi e, meglio ancora, rappresentarne il miscuglio di pregi e difetti senza pregiudizi. Così la gelosia del fratello maggiore di Hiroshi, il rapporto consumato dei suoi genitori, e il suo stesso rapporto con le donne ci viene mostrato con eleganza e sobrietà, con profondità, ma senza spettacolarizzazioni o psicologismi. Per fare un parallelo cinematografico, basta pensare ai primi film di Ermanno Olmi.

Nel momento in cui cercavo di creare una qualsiasi trama, mi sentivo perso.”

Una vita tra i margini, è anche la storia della mania di raccontare, di una fissazione talmente potente che anche quando taglia fuori dal mondo è impossibile abbandonare.

Un graphic novel fondamentale. Il merito va all’editore Bao Publishing (e alla traduttrice Rosamaria Pavan) di Milano. E ancora più a monte a Adrian Tomine che ha fatto riscoprire in occidente Tatsumi, e che tra l’altro ha curato e organizzato il layout delle pubblicazioni di Tatsumi per l’editore canadese Drawn and Quarterly.

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