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Breve guida ai film attualmente al cinematografo parte IV

[Mattia Filippini]

The wolf of Wall Street Puro Scorsese. E’ la storia vera di Jordan Belfort (Leonardo DiCaprio), broker di Wall Street che negli anni ’90 aveva trovato il modo di fare soldi a palate fregando tutti, FBI compreso. 3 ore di pura ironia, parolacce, donne nude, droga e scene al limite del surreale (un paio memorabili e che diventeranno sicuramente dei meme:  DiCaprio con una candela accesa infilata su per il culo e DiCaprio completamente fatto che guida una Lamborghini).

Her uno dei film migliori che usciranno quest’anno. Vi consiglio di guardare questo film con degli occhiali protettivi perché l’altissimo tasso di hipsterismo che trasuda da ogni fotogramma potrebbe fondervi il cervello. Her, in ogni caso, è un film bellissimo. Esteticamente e stilisticamente perfetto, racconta la storia di Theodore, caduto in depressione dopo la separazione dalla moglie (Rooney Mara. Occhio che ogni volta che viene inquadrata vi scioglierete come un cioccolatino Lindt, tenete un secchio o degli stracci vicino) che si innamora della voce del proprio sistema operativo (Scarlett Joahnsson). Una storia d’amore bellissima e impossibile ambientata in un futuro prossimo, che ci mette davanti ad alcune serie domande sulla tecnologia che usiamo tutti i giorni: può Scarlett Johansson essere eccitante anche se non si vede mai e sta dentro un telefono?

12 anni schiavo Il film di Steve McQueen che farà incetta di Oscar. Narra la storia vera di Solomon Northup, violinista di colore e uomo libero che viene rapito, separato dalla famiglia, privato dei documenti e venduto in Louisiana come schiavo in una piantagione di cotone. E ci rimane per dodici anni tra atrocità e incredibili ingiustizie (perpetrate per lo più dal magistrale Michael Fassbender). Nota sulla locandina italiana: il bravissimo attore protagonista (Chiwetel Ejiofor) che recita con incredibile intensità per quasi due ore è messo in secondo piano, a favore del faccione di Brad Pitt che recita per 3 minuti e 56 secondi (ho fatto il conto). Complimenti al marketing. Se alla fine del film non vi sentite terribilmente in colpa siete della Lega. 

Carrie Lo sguardo di Satana Il film della paura. No, non è vero. E’ un film bruttissimo che con Satana non c’entra niente. Se fossi in lui citerei a giudizio a tutto spiano. Il film è un remake (a quanto pare le idee nuove non abbondano a Hollywood) ed è telefonatissimo: Carrie è una tipa un po’ sfigata, che viene plagiata dalla madre iper-religiosa. A un certo punto scopre di avere il potere della telecinesi e fa una strage. Fine. Noia. Chloe Grace Moretz.

Peppa Vacanze al sole e altre storie Se volete abbandonare i vostri figli, mi sembra il modo migliore. Li portate in una qualsiasi multisala, li caricate per bene con bevande iper-zuccherate e nachos, li fate sedere (se riuscite) e gli dite che sta per arrivare Peppa Pig; a quel punto la vostra presenza sarà del tutto inutile, non si ricorderanno nemmeno della vostra esistenza. Uscite allora con calma fino a raggiungere l’auto nel parcheggio della multisala. Togliete l’audio disco di Peppa dal lettore e buttatelo fuori dal finestrino. Scegliete un disco che vi piaceva e che non siete più riusciti ad ascoltare, i Motorhead o i Beatles, è uguale. Mettete in moto e con animo sereno avviatevi verso la vostra nuova vita.

Parte I

Parte II

Parte III

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La legge cinematografica dei 20 secondi finali delle lezioni

Nei film, dato X=(personaggio che necessita di avere n informazioni e/o un confronto con Y), e data Y=(docente di qualsivoglia materia che stia tenendo una lezione), è scientificamente dimostrato che X entrerà nella classe/aula dove Y sta tenendo la lezione giusto 20 secondi prima che tale lezione finisca.

[Enrico Mazzardi]

 

Leggi l’altra legge cinematografica

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Consigli di lettura #4

di Mattia Filippini

L’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, Walter Benjamin

Einaudi, pp. 184, € 16,50 (in sconto del 25% in questo periodo)

Nell’ultima interminabile scena del film Nostalghia di Tarkovski, il protagonista tenta di attraversare un enorme vascone termale vuoto con una candela in mano, cercando di non farla spegnere. La cinepresa segue i suoi passi anche quando, spenta la fiamma, il protagonista ritorna indietro e ricomincia il suo cammino innumerevoli volte. Che senso può avere una scena del genere? Qual è la spiegazione intrinseca?

“Le nostre bettole e le vie delle nostre metropoli, i nostri uffici e le nostre camere ammobiliate, le nostre stazioni e le nostre fabbriche sembravano chiuderci irrimediabilmente. Poi è venuto il cinema e con la dinamite dei decimi di secondo ha fatto saltare questo mondo simile a un carcere; così noi siamo ormai tranquillamente  in grado di intraprendere avventurosi viaggi in mezzo a queste rovine. Col primo piano si dilata lo spazio, con la ripresa al rallentatore si dilata il movimento.”

Una lettura illuminante, una riflessione sulla società di massa e sulla contemporaneità; il fondamentale apporto di Benjamin allo studio dei nuovi mezzi e sulla perdita di carisma dell’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, in cui ogni pagina è lo spunto per una suggestione. Notevoli gli approfondimenti sul cinema.

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Intervista-sfogo di Battiston a Repubblica

Il cinema italiano, mi chiedi. Bè, è una merda, ma questo è sotto gli occhi di tutti. Un film basta guardare come inizia per capire che non funziona. In Italia [estrae un foglio dalla tasca, ndr], dati alla mano, l’82% dei film degli ultimi cinque anni comincia con un cellullare che squilla o una sveglia che suona, poi si accendono le luci e a letto c’è una coppia, e tu sai già che quella coppia è in crisi, lo vedi dalle facce, dall’arredamento della casa. Il 25% di questi film prevede l’invio di almeno 8 SMS, il 55% sta tra i 3 e i 7 SMS, il 20% restante sta sotto i 3. Un’altra statistica interessante è il minutaggio delle copulazioni: il 64% dei film presenta almeno una sequenza di due minuti di sesso continuativo, si vedono tette e fiche ma non si vedono cazzi. Non l’ho mai capita sta cosa dei cazzi che non si vedono. Perché? Sai quanti cazzi in camera conta il cinema italiano? [estrae un piccolo quadernino dalla tasa della giacca, ndr] Quattro. Quattro cazzi in ottant’anni di storia del cinema. Una vergogna. Ma la statistica più interessante è questa: la presenza di Battiston, che poi sarei io, nel cinema italiano degli ultimi anni. Contando le parti da protagonista, da coprotagonista e da personaggio secondario il 67% del cinema che sforna questo paese di merda conta me nel cast. Ses-san-ta-set-te-per-cen-to! E sai perché? Perché sono bravo? No. Perché sono grasso. Perché sono ciccione e faccio ridere. E siccome il cinema italiano è una palla mostruosa c’è bisogno di uno come me, che faccia dire al più acerrimo dei critici frasi come “il film era scandaloso, ma Battiston infila un paio di battute formidabili. Resistergli è impossibile.” Così mi vogliono coglione, nerd, impacciato, isterico. Io invece nella vita sono un cagacazzi insopportabile, sono serio, impettito, sicuro di me. Non va bene, non va bene per niente… Poi chi me lo paga lo psicoterapeuta, Mazzacurati? Soldini? Io voglio tornare a vivere a Udine, dalla mamma. Voglio continuare a litigare coi Furlan, i miei vicini, per colpa di Dredd, il cocker che mi piscia sui nani da giardino e che io puntualmente impallino con una pistola caricata a sale. Voglio essere libero di fare lo stronzo quanto mi pare e piace. Ma quelli che ho citato solo dati, in fondo, capirai cosa ce ne frega [brucia le carte e per spegnerle ci urina sopra, ndr]. La verità è che il cinema italiano è bloccato, fermo, provinciale. E poi mi continuano a scambiarmi per Adinolfi.

Giuseppe Battiston a Repubblica

Finta intervista, purtroppo, tratta da Maciste.

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