Recensione sragionata di Pacific Rim

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[Mattia Filippini]

Il vero titolo sarebbe: apri che è arrivato il robot delle pizze!

Ieri sera la redazione di Tupolev è stata al cinematografo a vedere Pacific Rim, il film dove i robottoni tirano cinquine in tutte le salse ai mostroni e un po’ ne prendono, anche. E’ il classico film americano su binario: c’è un conflitto che si protrae da anni in cui i buoni si scontrano con i cattivi, c’è la Spannung in cui sembra che si muore tutti di una morte mala, e poi arriva lo scioglimento dove si vince con la forza dell’ammòre e soprattutto dell’energia nucleare e dei pugni corazzati. Questa fondamentalmente la trama. Ci sono anche 5 o 6 macchietistici ADS (attori da sacrificio: coloro i quali si vede dalla faccia che moriranno nei successivi 10-15 minuti di pellicola) e due o tre momenti opporcatroia, uno dei quali ha a che fare con una petroliera usata come mazza da baseball.

Tutto qua? direte voi, che siete spocchiosi e vi piacciono solo i film sceneggiati da Charlie Kaufman. No, vi rispondiamo noi, non è tutto qui: perché Guillermo del Toro (regista del Il labirinto del fauno e prossimamente della nuova trasposizione cinematografica di Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, sceneggiato, guarda un po’, da Charlie Kaufman) è andato a riprendere tutta la tradizione dei Kaiju, i tipici mostri giapponesi come Godzilla e amichetti, e l’ha unita a cose più recenti, come gli spunti dall’anime Neon genesis Evangelion (un vero spartiacque per l’animazione giappa). Metteteci dentro anche un po’ di moralismo sui cambiamenti climatici di un futuro prossimo e l’autoironia sul genere (che non guasta mai) e avrete Pacific Rim.

La state infiocchettando? chiederete voi ancora dubbiosi. Sì, la stiamo infiocchettando. Ma potete pure togliere tutto quello detto sopra e avrete ancora un film con 131 minuti di pizze in faccia, manrovesci a propulsione e schicchere atomiche dietro le orecchie che sono pura poesia. Non c’è un momento di noia. Al contrario: il ritmo è talmente alto e così ben dosato che più volte si salta sulla poltrona e viene quasi naturale fare il tifo in sala. Perfetti gli effetti speciali e il design dei robot e dei mostrazzi, che fanno quasi pensare che valga la pena vederlo in 3d (cosa che non abbiamo fatto perché odiamo il 3d).

Detto questo: è un film che è necessario vedere. Vi farete delle sane risate, vi sfogherete e darete dei salutari cazzotti a quello sulla poltrona accanto a voi. E dio solo sa quanto la gente abbia bisogno di una bella dose di botte, di questi tempi. C’è anche chi ha lanciato una petizione per chiedere al governo italiano di costruire un robottone al posto di comprare gli F35. Verrebbero ad ammirarlo un sacco di turisti giapponesi, con grande beneficio per la nostra economia. Firmate anche voi.

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