Due pinte di birra

due pinte di birra

“Allora, il papa ha risposto?”

“Sì, stamattina.”

“Ah sì? Oddio. E cos’ha detto?”

“Che… be’, era in latino.”

“E tu non sai un po’ di latino?”

“A casa non lo parliamo spesso, no. Però ho trovato una specie di dizionario latino-inglese. Con Google, no? C’è una maschera per il latino. Così ci ho scritto dentro quella sua cazzo di e-mail, quella del papa – era breve. Ed è comparsa la traduzione inglese.”

“Cosa diceva?”

“Salutami tua sorella.”

“Porca troia. Il papa ha scritto così?”

“In latino, cazzo.”

“Gli ho salutato mia sorella – le ho telefonato. Sapevo quale sorella diceva.”

“E lei cos’ha detto?”

“Di dirgli che era stata una scopata di merda e che poteva tornarsene in Polonia.”

“Il polacco era quello prima.”

“Proprio quello intendeva, credo. Comunque ho tradotto la frase in latino e l’ho inviata al Vaticano. E ho scritto che mi aspettavo una risposta ragionata per la fine della settimana.”

“Negherà di essere polacco.”

“Lì ho barato. Ci ho messo tedesco!”

“Di essere tedesco, non lo può negare.”

“No, ma potrebbe anche non ammetterlo. Quegli stronzi sono furbi.”

Roddy Doyle, Due pinte di birra, Guanda, 2013.

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