Social network

Ero anche uno di quelli che non erano al passo con l’ultimo social network. Maura era iscritta a quasi tutti. Passava la maggior parte delle serate a dare l’amicizia a uomini che avevano cercato di violentarla quando erano usciti insieme alle superiori, ma io ero ancora bloccato nell’ultima comunità virtuale, un luogo triste in cui stare, come l’Europa durante la peste nera, per esempio. Ogni volta che navigavo in quel sito, con le sue liste di preferiti e le sue esaltazioni di gallerie d’arte impiantate nella stazione di servizio del cugino di chissà chi, non riuscivo a non pensare a cadaveri medievali nel fango del disgelo primaverile, con i bubboni spuntati in ogni ano e in ogni ascella, e la bile nera che usciva da bocche gelate. Chi di noi era ancora soggetto alla maledizione di essere vivo vagava fra i clivi brulli di questo network straziato, piangeva e gemeva e si frustava con prolunghe elettriche sfrangiate, implorando il Signore di farci morire fulminati, o almeno di farci incontrare qualcuno a cui piacevano gli stessi gruppi musicali.

Sam Lipsyte, Chiedi e ti verrà tolto, Minimum fax, 2011.

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