Intervista a Zandegù

[Enrico Gregorio]

Zandegù

Torino è sede di moltissime case editrici. Tra quelle, nell’insieme delle case editrici interessanti, troviamo Zandegù.

Abbiamo contattato per alcune domande la fondatrice Marianna Martino (classe ’83) che entrò nell’arena del mondo editoriale giovanissima (era il 2005), proponendo una scelta di autori esordienti caratterizzati da una linea surreale “Perché è la narrativa che più amo e più conosco e sulla quale mi sento più preparata” (da un’intervista del 2009).

Nel 2010 viene però annunciata la chiusura di Zandegù con la speranza che potesse essere una cosa momentanea. E infatti il 14 dicembre 2012 è tornata. Stesso nome, nuova linea editoriale: solo ebook, due collane (manuali e reportage narrativi “ma il tono è sempre quello: ironico, surreale, divertente.”) e la novità di corsi di scrittura (creativa e professionale). Una felice rinascita al passo con i tempi.

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Lo staff di Zandegù

-Chi c’è, e perché, dietro Zandegù?

Dietro Zandegù c’è un gruppo di cretinetti che ama follemente la lettura e le nuove tecnologie e che, anni fa, si è messo in testa di provarci dando una forma concreta e lavorativa a una passione. Cerchiamo di farlo con il nostro spirito, disincantato, cinico e divertente. Siamo una squadra relativamente giovane (3 su 4 membri dello staff sono under 30) e abbiamo sede a Torino.

-Come descriveresti il primo periodo, dal 2005 al 2010, della casa editrice?

I 5 anni più belli della mia vita: 5 anni dove ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo: da come si faceva un libro, a come funzionava il mercato editoriale. E’ stato stimolante perché ho fatto un lavoro stupendo e ho incontrato persone interessanti. Ma è stato anche estremamente difficile: la distribuzione ci ha sempre molto penalizzato, nonostante i media ci sostenessero con costanza; i costi erano alti e la libertà d’azione un po’ limitata.

-Che cosa significa far parte del circuito indipendente dell’editoria? Vantaggi, svantaggi, incomprensioni.

E’ chiaro che far parte del sottobosco significa prendere poca luce, faticare di più per farsi conoscere, guadagnare meno. Però è anche una tela bianca sulla quale puoi tracciare la strada che vuoi, sperimentare, fare un po’ il bello e il cattivo tempo della tua impresa. Si fatica, ma sono convinta che, per chi ce la fa a vivere di editoria dopo tanta gavetta, la soddisfazione sia ancora più grande.

-Come è nata la decisione di pubblicare solo e-book?

Da una speranza: dopo un viaggio in America, dopo aver visto Kindle e gente che leggeva ebook a ogni angolo, ci siamo augurati che questo fenomeno prendesse piede anche da noi. Per noi l’ebook è un modo più immediato per arrivare al mondo del libro. E ovviamente, anche per una questione di costi! Il fatto di non dover spendere un capitale in tipografia ci consente di avere un ritmo di uscite più sostenuto e di tenere prezzi di vendita decisamente più bassi rispetto alla media degli ebook dei medi/grandi editori.

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L’ultima uscita

-Una delle vostre collane si occupa di reportage narrativi, ti va di parlarci del perché avete deciso di puntare su questo genere? Sentite che nel mondo nella narrativa esiste una tendenza che punta in questa direzione?

In realtà, abbiamo deciso di pubblicare reportage e guide pensando a generi che fossero più adatti a una fruizione su tablet, smartphone ed e-reader. Brevi, immediati, coinvolgenti, molto divertenti. Non vogliamo adattare generi e formati che funzionano su carta. Vogliamo idearne di nuovi.

-Quale vorresti che fosse l’impronta, vostra personale, da dare alla casa editrice e alla cultura italiana più in generale?

L’impronta che ha già ora: non prendersi troppo sul serio e avere la mente molto aperta. Due cose che sicuramente farebbero bene alla cultura e più in generale all’Italia.

-Cosa manca alla cultura italiana per essere più europea?

Il sistema culturale italiano è irrigidito in schemi e dinamiche sempre uguali. Anche in questo settore ci sarebbe bisogno di grande rinnovamento, prima di tutto generazionale. Inoltre si tende sempre a guardare all’estero, a invidiare le opportunità, l’offerta culturale che altri Paesi possiedono. Noi, nel nostro piccolo, proviamo invece a proporre qualcosa valorizzando ciò che di buono possediamo. Là fuori c’è un sottobosco di talenti giovani, creativi e cazzuti che non vede l’ora di potersi conquistare un po’ di spazio.

-In che modo il web e i suoi strumenti hanno influenzato la sintassi e il linguaggio della comunicazione?

È difficile dirlo, penso cmq ke si dovrebb kiedere a 1 semiotico! TVB.

-Parlaci dei vostri corsi.

Zandegù organizza corsi di scrittura creativa e professionale. Narrativa 101 con Emiliano Poddi ed Elena Varvello fornisce l’abc della scrittura rivolta al racconto e al romanzo. I Corsi brevi si svolgono in 1, 2 o 3 giorni e sono dei veri e propri workshop intensivi: in calendario, tra marzo e aprile, abbiamo Food Writing, Scrivere un curriculum, Scrivere una sceneggiatura, Web writing. I nostri corsi sono sempre tenuti da professionisti del settore e uniscono teoria e pratica, a prezzi contenuti. Abbiamo scelto un approccio poco cattedratico, senza dimenticare di dare strumenti concreti. Per ora, teniamo i nostri corsi solo a Torino, ma avremo novità in autunno!

-Da dove prende il nome la vostra casa editrice?

Zandegù è il nome di un ciclista veneto. Quando mia mamma era incinta di me, lei e mio papà, che ancora non sapevano se fossi maschio o femmina, chiamavano il pancione Zandegù. L’ho raccontato a una cena e così diventato il nome della casa editrice.

Zandegù

Via G. da Verrazzano 59 – 10129 Torino

Tel. 011 5681564

Web. www.zandegu.it

Email. info@zandegu.it

Seguili su facebook.com/zandegu

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