La cena dai miei

[Carlo Crosato]

Stasera sono andato a cena dai miei. C’era anche mio fratello, Alfonso, nove anni di più, con corrispondente famiglia, Daniela, sette anni più di me, e il piccolissimo, quasi minuscolo, Luigi, un anno e mezzo, quindi circa ventisei in meno di me. La cena si è svolta nella seguente maniera.

Io sono arrivato alle sette e mezza, mi siedo sul divano, accendo la tv, guardo la tv, appoggio i piedi sul tavolino, continuo a cambiare canale, mia mamma passa in salotto e mi dice parole perché ho i piedi sul tavolino e perché non sto fermo coi canali della tv, io le dico che non fanno niente, lei mi dice che allora la spengo e che prepari la tavola, io le dico arrivo, ma in realtà continuo a girare canali, mio papà esce dalla doccia, si siede sul divano, appoggia i piedi sul tavolino, mi chiede come va, io gli dico bene, dopo di che appoggia la testa sullo schienale del divano, chiude gli occhi, e attende l’ora di cena in uno stato di scarsissima veglia. Si desta solo quando alle otto arriva mio fratello, io chiedo a mio papà perché non hanno chiamato mia sorella, lui risponde che lavorava, poi riprende sonno. Luigi salta sul divano, si siede tra me e mio papà, appoggia le mani sulle ginocchia, e guarda la televisione, spiando la mia postura per imitarla nella maniera più fedele, nel frattempo la Daniela va in cucina, soliti convenevoli, baci alla suocera, ma che buon profumo, serve una mano?, sì un po’ di gelato per dopo cena lo metto in congelatore, Alfonso nel frattempo passa in bagno, poi esce, si lamenta dell’umidità che mio papà ha lasciato facendosi la doccia, mio papà non sente, dorme, Luigi si gratta un braccio perché io mi gratto un braccio. Mia mamma dice che è pronto. Primo, secondo, contorno e vino. A ogni portata, mia mamma mi dice di mangiare, che mi vede un po’ magro, e che mangi tutto che è roba sana, e mi chiede se io mangio cose sane. Si interessa soprattutto dell’apporto di vitamine e fibre del cibo di cui mi nutro solitamente, e, insomma, delle proprietà organolettiche, perché, dice, non hai una donna che ti segue, e guarda la Daniela che sorride. Nessuno si accorge del sessismo di questa frase? Forse Luigi sì, perché a quel punto prende il piatto di plastica in cui sta pasticciando il semolino, e lo scaglia contro il frigo. Mio papà evita il dramma prendendo Luigi e mettendolo in piedi davanti il frigo, così che possa continuare a giocare spalmando il semolino sulla porta del frigo. Nervi distesi. Arriva il momento del gelato, io rifiuto perché, dico, con il cambio di stagione, lo stomaco, certi bruciori. Mia mamma mi chiede se prendo qualcosa per il bruciore, le dico no, lei mi dice bravo!, con tono sarcastico. Finita la cena, la Daniela, da buona nuora, si alza e aiuta a spreparare, io mi alzo per primo, vado in divano, mi segue mio papà. A breve distanza Alfonso. Luigi è già seduto a pochi centimetri da me. Donne in cucina, maschi di qua, con i piedi sul tavolino. Forse nessuno nota il sessismo di questa ulteriore divisione dei lavori? Per un attimo mia mamma si affaccia in salotto e mi dice che ha chiamato il dentista che mi cercava pochi giorni fa, io le dico che è tutto a posto, che mi ha chiamato e ho risolto. Che non vado.

Mio papà prende sonno. Mio fratello mi chiede come va, io dico bene. Poi il trabocchetto emerge: sei mica libero la prossima settimana alcuni giorni per tenere Luigi, che io e la Daniela andiamo a fare un giro sul Garda? Non serve tutta la settimana, solo i giorni che la babysitter non può. Tu vieni da noi, stai lì, come se fosse casa tua, mangi quello che c’è, come se fosse casa tua, e tieni Luigi. Gli chiedo che giorni servirebbe, lui mi dice gli ultimi tre, giovedì venerdì e sabato, poi domenica tornano. Tre e mezzo, insomma. Lui dice sì, tre e mezzo. Cosa faccio?, gli dico di no? Infatti, gli dico di no, che ho delle cose da fare, hai presente Apel?, conosci mica Filippo Costa?, ha fatto certe traduzioni di Husserl. Ma lui mi dice che per tre giorni posso anche fermarmi, da quant’è che non ti fai una vacanza?, mi chiede mio fratello. Eh, dal secondo anno di università, quindi più di cinque anni, gli rispondo, e ho proprio bisogno di una vacanza, gli dico, anzi, credo proprio che andrò al lago la prossima settimana, così mi riposo. Mio fratello mi dice che sono una merda, io gli dico che a me pare che sia lui una merda, che mi vuole svendere mezza settimana di babysitteraggio come se fosse una vacanza. Sempre meglio di niente, mi dice lui. Mio papà si sveglia, dice oooooh!, poi riprende sonno. Luigi dice, anche lui, oooooh!, e mi guarda. E allora dico ad Alfonso che va bene, che mi diano un contatto della babysitter e mi metto d’accordo con lei per il cambio turno, mercoledì o giovedì. Alfonso urla fatto!, la Daniela si affaccia dalla cucina e dice oh, bene, grazie!, mio papà si sveglia e dice oooooh!, poi dorme ancora.

Fanculo, altro che grazie.

Poi vado in bagno, faccio pipì e mentre faccio pipì mi guardo sulle piastrelle a specchio che coprono la parete dentro la doccia. Ho da tagliarmi i capelli e anche la barba, strano che mia mamma non me l’abbia ancora fatto notare. Esco dal bagno, in corridoio trovo mia mamma che mi chiede se ogni tanto vado fuori, se mi riposo, che devo tagliarmi via quella barba, che se voglio mi fa un po’ di ragù.

Alla fine saluto tutti e vado al bar. Venturi, l’amico che mi ha aggiustato la lavatrice, che mi chiede se funziona bene, tutto bene, grazie, anzi, gli dico, avanzi una cena, ma tanto non gliela offrirò mai, perché se non ho neanche le sostanze per pagare il dentista, cosa gli pago? Cencio, che mi chiede cosa bevo che va a ordinare. Ronco, che mi chiede se voglio una macchina, Fiat Bravo, nuova, 140 cavalli, la vende perché il bollo è troppo caro, gli dico che ho troppi soldi per comprarmi una macchina da pezzenti come la Bravo a 140 cavalli. Il Volpe ride, mi chiede se ho sentito Pierfrancesco, che gli aveva lasciato un messaggio in segreteria, che dovevano vedersi per una cosa che voleva mostrargli. Io non l’ho ancora richiamato, mi dice il Volpe, volevo prima capire che solata vuole rifilarmi stavolta. Gli dico di chiamarlo, che è una cosa interessante, che gli piacerà sicuramente, un progetto suo, gli dico, per scrivere delle cose per il teatro. Cencio mi porta la birra, lui ha preso un analcolico Tassoni, giallo.

Finita la birra, al bar non c’era più niente da fare. Mi veniva da pensare alla Ragazzaconlacappa mentre tornavo a casa a piedi, che potevo provare a chiederle di vedersi, ma l’idea mi mette una tale agitazione. E allora ho pensato a dei progetti irrealizzabili, che ne so?, di dirle che ci si vede in stazione, che la aspetto seduto al binario tre, che è quello dove passa il treno che mi porta a Venezia, che aspetto lì, che se lei viene, bene, altrimenti pace. E che se è in ritardo, non si preoccupasse, che tanto io, al binario tre, sopporto tanti di quei ritardi, che sopporterò con buono spirito anche il suo. Poi mi immagino che lei arriva, si siede sulla panchina del binario tre, io la guardo, lei mi guarda, e sorridiamo per la situazione strana in cui ci troviamo. Io le dico cosa vuole che facciamo, e poi facciamo una passeggiata in un parco.

Poi arrivo a casa, c’è Gianrico Leoni con sua morosa, seduti sul divano, con le gambe tutte attorcigliate, che guardano la tv. Santa donna, non si lamenta dell’odore di soffritto che ci ha indosso quell’uomo e dell’odore da peste bubbonica che c’è dentro a quel divano. Avrà le mucose danneggiate.

Saluto, e concludo la mia giornata.

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