Ultima Sigaretta per Soggetti smarriti

In quest’epoca segnata dalla crisi, in cui il posto fisso ha la stessa consistenza dei tesori di El Dorado e l’unica risorsa per non soccombere al precariato esistenziale sembra essere la capacità di reinventarsi, calzando un nuovo ruolo ogniqualvolta le circostanze lo impongano, Enrico Mazzardi si è fatto una domanda che non può non stuzzicare ogni amante della lettura: ma i personaggi, quando il romanzo finisce, che cosa fanno?

TITOLO Soggetti smarriti
AUTORE Enrico Mazzardi
EDITORE Il Foglio
ANNO 2011
PREZZO 12€
CONSIGLIATO A CHI È PIACIUTO Sfiga all’OK Corral di Stefano Bartezzaghi
SE TI È PIACIUTO QUESTO LEGGI ANCHE Orgoglio, pregiudizio e zombie di Seth Grahame-Smith
Gustoso gioco metaletterario
A tratti autoreferenziale
VOTO

Mazzardi ha provato a mettersi nei loro panni e ha stabilito che la loro vita, una volta concluso l’impiego come personaggi, non dev’essere facile. Ad esempio per Mario Abbondi, meglio conosciuto con il nome di Don Abbondio – personaggio che ha interpretato per alcune centinaia di pagine, su ingaggio del signor Manzoni – è dura andare avanti quando tutti, in paese, lo additano ridacchiando. “Quel libro mi ha rovinato la vita”, confessa, afflitto, lui. E non è certo l’unico a rimpiangere una fama conquistata sulla carta stampata: c’è chi, come Gregor Samsa, si è ridotto a rubare; chi invece, come Leopold Bloom, contagiato troppo a fondo dalla voce autoriale, non riesce più a mettere un freno ai propri flussi di coscienza e persino chi, come il sig. Mattia Pascal, è affetto da un vero e proprio disturbo psichiatrico, caratterizzato da sdoppiamento della personalità, noto come il nome di “sindrome di Hyde”.

L’opera letteraria più devastante per i personaggi che ci hanno lavorato sembra essere i Promessi Sposi: sarà magari a causa degli accidenti che generazioni di studenti hanno mandato loro che i personaggi manzoniani sono vittime di una sorta di maledizione, tanto che a Mazzardi serve tutta la prima parte del libro per districare le loro complesse – e spesso tragiche – vicende. Nella seconda parte invece incontriamo personaggi molti vari tra loro e delle vite di ognuno di loro scopriamo sviluppi ad una prima occhiata sorprendenti, ma, a ben pensarci, sempre (surrealisticamente) fondati.

Mazzardi è a suo agio nell’alternare stili e registri diversi, strizzando sempre l’occhio al lettore attento, che conosce i romanzi citati e sa apprezzare i rimandi più sottili. Ma non vi preoccupate, anche chi non rispolvera da un po’ i Promessi Sposi e gli altri classici riposti negli scaffali più alti della libreria, si potrà di certo divertire nel seguire le fantasiose sorti di questi personaggi rimasti disoccupati.

[Vanessa Piccoli, su Ultima Sigaretta]

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