Intervista a David Cronenberg

Dal nostro inviato negli States, Mattia Filippini

Avevo chiesto a Don Delillo il numero di telefono di Cronenberg; quando ho provato a chiamare mi sono accorto che quel maledetto mi aveva dato il numero sbagliato. Lo faccio spesso anche io con i venditori di mondo libri: uso il mio numero di telefono e do l’ultima cifra sbagliata. E infatti all’ottavo tentativo di inserimento cifre, Cronenberg mi risponde. Accetta di incontrarmi a casa sua, a Toronto.

Ora, cosa so di Toronto: che è piena di italiani e che la squadra di basket si chiama Toronto Raptors. Devo confessare che quest’ultima cosa mi ha causato qualche incontrollabile turbamento, memore di velociraptor che aprono spavaldamente porte e ti vengono a cercare (vedi Jurassic park). Il timore si è placato quando mi sono ricordato che basta nascondersi in un forno e i velociraptor non ti trovano.

Casa di Cronenberg si trova in un complesso di villette a schiera; il furbo è riuscito a farsi dare la casa d’angolo, quella con il giardino più grande. Nel corridoio all’ingresso sono appesi i costumi di quegli esseri con la proboscide fallica del Pasto nudo. All’interno ci sono altri oggetti di scena fra cui riconosco la macchina da scrivere-insetto e i vasetti con la bava usata in La mosca.

Fra le moltissime fotografie di backstage con artisti famosi, proprio al centro della parete spiccano le sue onorificenze: Ufficiale dell’ordine del Canada e Cavaliere dell’ordine della legion d’Onore. Non riesco a trattenere un sorriso sardonico. Cronenberg mi vede e fa finta di niente, ma nel profondo so che mi vuole torturare.

Prima di sedermi individuo il forno in cucina, in caso di attacco di velociraptor. Poi faccio la prima domanda: So che fra qualche anno ha intenzione di fare un remake de La mosca. Userà la stessa bava del 1986? gli chiedo indicando i vasetti che ho visto poco prima.

Esatto, mi risponde lui. È stata un’ottima annata per la bava, quella, dice ridendo. La bava degli anni ’80 ha una viscosità che quella digitale degli ultimi anni non riesce a riprodurre.

Gli chiedo poi del suo attore feticcio, Viggo Mortensen.

Non me ne parlare, mi risponde, basta Viggo, basta. E poi continua: Tu non sai quante volte abbiamo dovuto girare la scena del combattimento nella sauna in cui è completamente nudo.

Mi rendo conto che sta aspettando che io dia una risposta. Quindici, dico a caso.

Centocinquantasette! mi risponde mettendosi le mani nei capelli. Per centocinquantasette volte Viggo Mortensen nudo, a gambe aperte, che tira calci a destra e a sinistra. E ogni volta interrompeva dicendo che non gli piaceva il calcio che aveva appena dato o come il sangue gli schizzava addosso. Non ne posso più dei testicoli di Viggo Mortensen! sbotta.

Ma ho sentito che sta girando il seguito de La promessa dell’assassino, gli rispondo.

Sì, sì, lo so, infatti, poi mi calmo, mi risponde.

In uno dei suoi ultimi film, A dangerous method, ha parlato del rapporto tra Freud e Jung.

Guarda, girare quel film, mi dice, è stato un casino. Mortensen e Fassbender sono uguali. U-GUA-LI. Non riuscivo a capire chi dei due fosse Freud e chi Jung. L’assistente regista mi aveva fatto uno schemino per spiegarmi la differenza. E poi ho capito il trucco: quello con il sigaro è Freud, cioè Fassbender.

No, guardi, quello è Mortensen.

Ah, porca miseria! risponde.

Senta, parliamo invece di Robert Pattinson. Perché ha scelto quel morto di sonno per il ruolo di protagonista in Cosmopolis?

È semplice, mi risponde, costava poco.

In che senso?

Nel senso che è venuto da me, disperato, quando si è accorto che quel film sui vampiri gli aveva rovinato la carriera relegandolo al ruolo di “morto di sonno”, come dice lei. David, mi aveva implorato, ti prego fammi fare un film dei tuoi, intelligente, figo, ricercato. Ok, ok, gli avevo risposto prima che si mettesse a piangere come una ragazzina. Sto preparando un film su Cosmopolis di Don Delillo, l’hai letto? gli avevo chiesto. Mmmm, Don Delillo? aveva risposto Pattinson, È un prete?

Cronenberg mi fa ascoltare la registrazione della conversazione avvenuta con Pattinson; l’ha tenuta nel caso l’attore si fosse messo in testa di chiedere un compenso miliardario.

Ringrazio e saluto David Cronenberg, uno dei miei registi preferiti.

Prima che vada mi chiede: Mi ridica un po’ la famosa rivista per cui lavora.

Tupolev, rivista Tupolev! gli rispondo. E così dicendo si chiude la mia ultima intervista statunitense/canadese.

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Billy Corgan

Kurt Vonnegut

Don Delillo

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