Intervista a Kurt Vonnegut

Dal nostro inviato negli States, Mattia Filippini

Dopo aver visitato Chicago e aver intervistato Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, mi sono diretto a sud verso lo stato dell’Indiana. La capitale dell’Indiana è Indianapolis (hanno aggiunto la parola greca polis per darsi un tono). È come se la capitale del Messico di chiamasse Messicopolis, invece è Città del Messico perché sono più umili.

A Indianapolis la cosa migliore da fare è andare a vedere delle macchine girare in una pista tonda senza soluzione di continuità. Ci sono spettacoli a tutte le ore: uno esce dal lavoro alle 19 e può star certo che le macchine stanno girando in tondo; una casalinga, invece, che portasse i propri figli a scuola alle 8, potrà assistere allo spettacolo del mattino, quello maggiormente frequentato anche dalle vecchiette insonni. È un po’ come la messa per noi abitanti del vecchio continente.

Stavo guardando questo fantastico spettacolo delle auto giranti da circa tre ore, quando mi è venuto in mente che avrei potuto intervistare Kurt Vonnegut, originario proprio di queste parti. È morto nel 2007, direte voi lettori attenti e un po’ pignoli. Sì, vi rispondo io, ma allora non avete capito niente.

Mi sono fatto dire da un vigile del fuoco l’indirizzo dell’abitazione di Vonnegut. Mi sono messo davanti a casa sua ad aspettarlo.
Lo stesso vigile del fuoco mi dice che basta leggere il suo famoso Mattatoio n°5 per capire che lo scrittore non è effettivamente morto, sta solo esistendo da un’altra parte, in un altro tempo. Oppure, questo è meno probabile, dice che è su Titano, posto da lui abitualmente visitato, ma questa risposta mi lascia un po’ perplesso.

Sono rimasto un paio d’ore davanti a casa di Vonnegut, poi ho pensato che era indifferente il luogo in cui l’avessi aspettato per questa benedetta intervista; mi avrebbe trovato lui come in La colazione dei campioni, in cui c’è la più grossa bastonata metanarrativa che io abbia mai trovato in un romanzo: l’autore che compare al suo protagonista direttamente nelle pagine che sta scrivendo. Il protagonista, un po’ confuso e intimorito da questo squilibrato che dice di essere il suo creatore, cammina per i vicoli con le mani in tasca e guardandosi le spalle. Ma Vonnegut sa benissimo dove sta andando, è lui a deciderlo: ferma il protagonista e gli dice: Non ci credi che io ti sto scrivendo? Bene, allora guarda come ti faccio viaggiare da una parte all’altra del mondo in un secondo. Guarda Giove, guarda Titano, guarda i dinosauri, l’età della pietra, ci credi adesso?
Ecco, io lascio qui a Indianapolis il mio indirizzo, nel caso qualcuno volesse convincermi di essere il mio scrittore. Avrei qualche domanda da fargli, almeno un’intervista.

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2 pensieri su “Intervista a Kurt Vonnegut

  1. [...] (leggi le altre interviste: Billy Corgan e Kurt Vonnegut) [...]

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