Scuola elementare di bresciano – Corso base

La costruzione della frase tipo del bresciano è:

Elemento invariabile (POTA) + Soggetto (Insulto) + Insulto + Verbo + Complemento + Bestemmia

Questa è la struttura sintattica fondamentale (modificata poi di caso in caso, secondo le necessità) per poter parlare correttamente in bresciano, favella che in tal modo si distingue per complessità nella vasta famiglia delle lingue basate sulla successione SVO (Soggetto-Verbo-Oggetto).
Tanto per cominciare, si consideri la sostituibilità della parola “POTA” con la parola “CASSO”, o con il sempreverde “FIGA”. Questi tre elementi sono invariabili, indeclinabili e senza di essi la frase non può essere pronunciata.
Anche l’abbinamento “POTA CASSO” o “POTA FIGA” è accettato, così come altre combinazioni ed elaborazioni del concetto. Per i più esperti, è possibile formulare incipit del calibro di “POTA CASSO N’CÜLET” o “POTA FIGA N’CÜLET”. In frangenti ritenuti di eccezionale emozione o gravità si è assistito anche a esordi clamorosi, come “POTA CASSO FIGA N’CÜLET”.
Per aumentare la potenza dell’ “N’CÜLET” (trad: “sodomizzati”), formula la cui originaria volgarità è stata attenuata dall’uso ricorrente e disinvolto, si può occasionalmente valutare l’opportunità di rafforzativi come il prefisso “STRA-“: nella fattispecie, il risultato dell’unione darà “STRAN’CÜLET”.
È buona norma grammaticale nonché sociale apostrofare il soggetto con un qualsiasi insulto, purché il tono di voce non sia connotato da eccessiva animosità. E, cosa molto importante da tener presente, l’insulto in buona parte dei casi costituisce il vero e unico soggetto della frase.
Le espressioni più utilizzate (di cui tralasceremo la traduzione, spesso complicata e il più delle volte assai imbarazzante anche per il più sfrontato dei commentatori) sono: ENCÜLÀT, STÜPET, SEMO, PETOLÀS, RENCOIONIT, MONGOL, BAIOC, BABAO e TRÈANGOL.
I più esperti utilizzano anche offese più pittoresche, quali: SGAGNA BRÖT, CICIULA PREDE e, classico dei classici, MAIA MERDA (queste tre meritano però di essere tradotte, per la loro visionaria originalità: “addentabrodo”, “ciucciapietre”, “mangiamerda”).
Attenzione però a non abusare di tali vituperi: grazie ad essi si può dare il giusto colore al discorso ma si sa, troppe spezie potrebbero rendere il piatto indigesto per alcuni. Se si capipsce di aver superato il limite bresciano, comunque altissimo, di sopportazione degli improperi, si possono introdurre nel discorso appellativi dalla spiccata connotazione positiva, come BÈLO o VECIO.
È comunque fortemente consigliato mantenere la bestemmia finale, che dà alla frase un tono più autorevole: il bresciano sa valutare la veridicità del tuo discorso in base alla presenza o meno di una adeguata bestemmia.
Si ricorda infine che in bresciano è buona cosa utilizzare la parola “FESS” (in italiano “MOLTO”) per dare più peso ai concetti espressi.
Ad esempio: L’È ME AMICO FESS (è un mio amico stretto); TA SET SEMO FESS (sei scemo forte); MA PIAS FESS (mi piace assai); GO MAIAT FESS (ho mangiato tanto).
E i più attenti capiranno subito che proprio in questo FESS risiede la quintessenza della parlata bresciana.

[Enrico Mazzardi]

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