Richard Yates, Proprietà privata

[Enrico Gregorio]

Già lo sai che quando in un racconto di Richard Yates una moglie casalinga stanca e stressata decide di uscire una sera con l’amica leggerotta, già sai che l’adulterio è dietro l’angolo. E non un adulterio leggero e divertente, anti-stress, ma no, un adulterio che svernicerà tutta l’abitudine che copre l’ipocrisia di un rapporto di coppia. E qualcuno, a livello di sentimenti, ci rimetterà. Pensare che la povera Betty era uscita giusto per svagarsi un po’, lei trascinata in costa azzurra dietro al lavoro del marito, con i figli piccoli che la fanno dannare tutto il giorno.

Per chi già conosce Yates, coppie in crisi e sogni spezzati non sono una novità. E anche io ormai ci ho fatto lo stomaco e ciò che davvero mi preoccupava di “Proprietà Privata” era che potesse essere la classica grattata del fondo del barile. Massì, raccogliamo i racconti ancora inediti, un po’ di roba postuma e ci facciamo una raccolta e vendiamo a manetta.

Per fortuna invece questi nove racconti sono lontani dall’essere “b-sides” o scarti. “Il Canale” che apre il libro è un racconto, quasi una spiata da dietro una porta, dove due uomini (con le proprie mogli per pubblico) presi dalla noia di un party in stallo iniziano a scambiarsi aneddoti di guerra. Diventa l’occasione per sfaccettare i rapporti tra i quattro e far emergere le personalità opposte dei due uomini.

“Campane Al Mattino” è nella sua concisione un esempio di bravura di Yates sulla scia dei racconti bellici di Hemingway. Rielabora le sue esperienze in “Un Idillio Ospedaliero” e “Ladri” che hanno per protagonisti i malati di tubercolosi di un sanatorio per reduci. Racconta un episodio umiliante della vita di un impiegato in “Il Revisore e La Bufera” e il viaggio di una futura sposa in “Un’Ultima Scappata Per Dire”.

Racconti che svelano le miserie di un umanità triste e ingrigita, vittima delle proprie bassezze e del proprio spirito; un andazzo alterato solo da “Un’ego Convalescente” che all’ultimo risolleva i toni.

Nicola Lagioia nella prefazione esamina storie e metodo di Yates ricavandone un identikit in controluce di vergogne e miserie tutte Americane. Io personalmente credo che l’universo narrativo di Yates sia, per la maggior parte, una resa dei conti con le proprie idiosincrasie e i fallimenti personali. Scritto con uno stile tornato in voga per la sua essenzialità primitiva e universale (all’epoca messa in ombra dai fuochi d’artificio del postmodernismo), consente anche ai lettori odierni di tuffarsi in un epoca più famigliare, magari dopo aver visto film come “Revolutionary Road” e serie come “Mad Men”.

Richard Yates, Proprietà Privata, Minimum Fax, 2012, euro 12,50.

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