Finzioni recensisce Qualcuno era un po’ grasso

di Licia Ambu, da Finzioni Magazine

“C’è un’ignoranza, ma un’ignoranza tale, che se si raggruppa un buon numero di persone e le si mette tutte in un posto, se c’è bel tempo, tutta la loro ignoranza la si può vedere dallo spazio. Palmiro Fingozzi”

Si legge veloce. Una specie di quelli che aspettano Godot ma ognuno a casa sua. Il filosofo teorico è Fingozzi Palmiro, per lui parlano i suoi libri; il filosofo pratico è quel buon uomo del Nanni, un tizio nella media che ha una gamba rotta e le donne lo lasciano sempre. Abita col suo pappagallo Praga. Poi l’osservatore. Un personaggio silenzioso a vocalizzi ma ricco di pensate. Sullo sfondo qualche comparsa, per la maggiore a carico di Nanni: Barbara che l’ha lasciato, Simoni che l’ha fottuto, il fratello Giacomo che viene e va e Bologna cittá, che è una gran gnocca ma va poi a giorni, infognata com’è nel complotto dietrology.

Dietrology. Fingozzi a tal proposito ne sa. Ha scritto testi in cui illustra come un’enorme forza cospiratrice voglia fregarci costantemente attraverso trovate quali lo yoga o la manualistica per smettere di fumare. Punti di vista. Quanti di voi credono onestamente nel potere del piú venduto manuale sul tema? Con me non ha funzionato, Nanni neanche lui ci punta troppo. In effetti capitano un po’ a tutti quelle esperienze particolari che poi ti infili in un giro dove la realtá viene spiegata in modo tutto stralunato; ogni cosa, anche la piú razionale e semplice, c’è sempre chi cerca di spiegartela diversamente e magari deviare su una qualche derivazione cosmica.

Un libro direi singolare. In un’intervista l’autore cita Cavazzoni, quel tale che è stato suo insegnante e che ha ispirato i natali dello stesso Fingozzi. Si cita anche Albani. Proprio loro, quei tipi veramente cool che fanno parte dell’oplepo (derivazione oulipo, geniale questione di cui citiamo i surrealisti tra gli altri) una roba di finissima e assoluta creativitá perpetua. Visto che possiamo fare come ci pare poi, facciamolo il nome dell’amato Queneau per nominare Cidrolin e citarlo così, perché alla fine puoi decidere di non sapere: è Nanni quello che riesce a capire di non capire o è l’osservatore che capisce tutto anche chi non capisce? Chi parla a chi? Ma soprattutto: la veritá, dove accidenti sta?!

“Per esempio, c’è un racconto di un altro Scapigliato, Igino Ugo Tarchetti, che si intitola Storia di un lampone in cui un personaggio che non dovrebbe sapere niente riguardo la vicenda narrata alla fine salta fuori e sa tutto solo perché Tarchetti non sapeva come far finire la storia. Ecco, a pensarci, a me sembra che gli Scapigliati sono come i Dik dik che traducono California dreaming, cielo grigio su foglie gialle giú”.

La storia del maggiore Testua, dentro il libro verso la fine, che storia.

Qualcuno era un po’ grasso, Mattia Filippini, 2011, Senzapatria

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