#SBAGLI

Invitare la tua nuova fiamma “a prendere un caffè” in casa tua al secondo appuntamento e esserti scordato di togliere la foto sul comodino di te e Moccia che vi stringete la mano.

Volare su un aereo sperimentale con problemi al motore.

Rispondere “saranno belle le tue” a una battuta sulle tue scarpe di una ragazza con cui stavi flirtando.

Cercare di inventare una scusa plausibile per spiegare perché hai una stalattite di venti centimetri attaccata alla punta della lingua.

Definirsi “hipster” senza avere una copiosa barba.

Usare un’infradito come arma difensiva o offensiva contro qualsiasi essere vivente che non sia un insetto.

Passare le giornate a metaforizzare tutto (navi che affondano, volo degli uccelli, panni stesi) e poi chiedere “in che senso?” quando la tua ragazza ti dice che siete a un bivio.

Lamentarsi. Lamentarsi con il tuo compagno di banco perché continua a disegnare margherite. Le disegna ovunque: sul quaderno, sul diario, sul banco, sulla sedia, sulla cartella. Una volta di ritorno da scuola tua madre a pranzo ti ha chiesto perché avevi un fiore disegnato in fronte. Mai appisolarsi in classe.
Lamentarsi con lui perché dovrebbe studiare anziché disegnare margherite. Mancano due giorni alla verifica e lui disegna margherite. Un giorno e ancora margherite. La verifica è quella mattina e naturalmente margherite. Manca un’ora: è una margherita quella? Continui a lamentarti. Tu hai scritto una dimostrazione di trigonometria, lui ha disegnato una margherita formato A4 . Tu hai preso due lui nove e mezzo. Lamentarsi.

Farsi crescere i baffi per sembrare più faulkneriano.

Giustificare un’idiozia con “volevo vedere come l’avrebbe presa”.

Perseverare nell’apprezzare il genere umano dopo essere stato dentro un grande parco giochi acquatico.

Essere un orfanello ansimante, claudicante, povero ma buono, modesto e puro in un romanzo di Dickens e pretendere di avere un roseo futuro.

Restituire un portafoglio a una ragazza che l’ha perso poco prima in un negozio. Poi dire “sooorpresa” davanti alla porta di casa sua domandandole se non pensa che sia tanto tanto romantico un ragazzo che ti ruba il portafoglio, legge i tuoi dati per sapere dove vivi, e poi te lo restituisce per fingersi onesto.

Dare il via a azioni potenzialmente mortali basandosi sui resoconti di amici e parenti da cui hai concluso l’apparente semplicità.

Sottovalutare l’importanza della congiunzione “anche” nei foglietti illustrativi dei medicinali che recitano “può causare effetti collaterali anche gravi”.

Pigrizia. Pranzo rapido. Frigo vuoto. Peperoni sott’olio. Felpa nuova.

Amici che hanno amiche. Amici influenzabili, amiche dall’aspetto sexy e gradevole. Amici single.
Amiche di amici con interessi artistici e un ego smisurato. Conturbanti amiche occhialute con il pallino della fotografia. Ambizioni e pretese artistiche. Amiche di amici armate di reflex pronte a inquadrare soggetti sfumatamente interessanti e banali. Essere remissivi alle richieste degli influenzabili e single amici.
Andare alle mostre fotografiche di amiche di amici che vogliono ingraziarsele commentandone positivamente i lavori. Quintali di autoindulgenza. Subirne gli influssi.

Lasciarsi. Prendersela un mondo. Spiare il suo profilo FB. Sostituire una presenza umana con la lettura. Trasformare la propria vita emotiva con una biblioteca.

Scambiare questa casa per un albergo.

Dare retta a oggetti parlanti che ti incitano a farsi rubare: “avanti è un’occasione che capita una volta nella vita”.

Avere come motto “vivi ogni giorno come fosse l’ultimo”.

Basare su pregiudizi etnici, sociali e culturali una conversazione con due erasmus messicane della facoltà di architettura.

Procrastinare la realizzazione di una contorta presentazione power point da portare a una decisiva riunione dell’ ufficio. Ridursi all’ultimo. La sera prima lavorarci fino a tardi, salvarlo su una chiavetta e addormentarsi vestiti. Uscire di casa in ritardo. Correre con affanno al lavoro, saltare la colazione. Consegnare la presentazione al proprio miticamente iracondo capo.
Dimenticare di eliminare la cartella XXXX dalla chiavetta usb. Non aver dato un nome più fantasioso alla cartella contenente le acrobazie sessuali di alcune giovani bionde ucraine. Qualcosa tipo “Cresima Guido”.
Essere chiamati dal proprio capo. Vieni qua, ti dice. Tu vai. Lui ti fa entrare nel suo ufficio, chiude la porta siete tu e lui. Ti fa vedere la chiavetta USB. Ti dice che lui potrebbe licenziarti per una cosa simile. Ne parliamo a fine turno, ti dice.
La sera ti dice: vieni con me. Lo segui. Prego ti dice, mentre ti fa salire sulla sua auto. Mette in moto, non dici nulla.
Quando dopo un quarto d’ora entrate nel quartiere residenziale lui si schiarisce la voce. Tu sudi. Ti dice che ha visto quelle immagini. E ti chiede se sei sposato o fidanzato. No rispondi, sono single da tre anni. Lo immaginavo ti dice. Devi sentirti molto solo dice, senza nessuno, non amato; capisco se ti sfoghi con il kamasutra ucraino. Non dici nulla. Ti capisco perché, io ho una figlia. Non è facile trovare qualcuno, insomma, anche lei è molto sola, sta sempre in casa, non esce mai e è molto timida. La sera piange. E’ l’unica figlia che abbiamo. La sua solitudine è anche la nostra, dice.
Entrate nel cortile di casa sua, ferma l’auto, si volta verso di te. Vorresti conoscerla?
Accetti mentre camminate sul prato verde, la porta d’entrata si apre.

Millantare capacità o ricchezze in un vaudeville o in una sitcom.

Dire ai violenti metallari che ti hanno sequestrato che della discografia degli Iron Maiden il disco che più ami è il Black Album.

Essere un delfino. Spiaggiato.

[Enrico Gregorio]

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