La cena del mio compleanno

Mi incammino per la discesina che porta alla via maestra. C’è l’ultimo sole sopra la mia testa e le ombre lunghe e scomposte si prendono gran parte del marciapiede. Oggi è il 26 giugno, sono quasi le nove di sera e per la festa del mio trentottesimo compleanno scendo giù alla nuova rosticceria, mi prendo qualcosa di pronto e magari già caldo. La rosticceria si chiama SpeedyCasa e la gestiscono due ragazzi che hanno ancora all’interno del locale le piante regalo di benvenuto per la loro attività. Hanno aperto giovedì scorso. Alla parete vedo l’orologio bianco delle patatine San Carlo e vicino la finestra c’è un palloncino enorme, sarà alto un metro e mezzo, e non ha la forma del palloncino ma quella di una birra gigante. Nastro Azzurro.

Prima di servire me c’è una signora con la figlia. Entrambe hanno un culo sproporzianato al corpo e se ne stanno con le mani sui fianchi a sorridere e fare i complimenti a Fabrizio e Giampietro per la rosticceria. Li chiamano così, per nome, così adesso li conosco pure io. Eh, ci voleva proprio una rosticceria – dice la signora – ci voleva proprio perchè mancava. Mancava una rosticceria. Tanta fortuna e rallegramenti che siete bravi. Poi guarda la figlia e le dice se si ricorda Fabrizio che una volta, saranno quindici anni fa, stava sempre a tagliare il gambo delle rose.
“Ero una peste” dice Fabrizio. E invece guarda che bravo sei diventato adesso eh? Se poi vi serve qui, tra un paio d’anni lei finisce ora l’alberghiero, poi magari vi da’ una mano che io vi ho sempre voluto bene ragazzi. Ho sempre fatto il tifo per voi conclude la signora agitando i pugni.

Poi se ne vanno rumorosamente e la signora si prende da parte Fabrizio e prima di richiudere la tenda di perline dell’ingresso dice con un tono più basso che però i piselli dell’altra sera si erano aperti un po’ troppo, facendo la pappetta. Se vuoi Fabrizio, ha concesso la signora, magari una sera ti posso aiutare o far vedere come si fa. Ma siete bravi, poi col tempo viene tutto, ragazzi. State tranquilli. Adesso guarda, l’importante è che vi fate conoscere da tutti perchè vi dovete fare un nome, poi migliorerete le piccole cose. Se volete io sono disponibile così magari la gente torna più volentieri. In bocca al lupo comunque. E finalmente scompare dietro la tenda, poi dentro la panda e poi dentro la provinciale. Io non me ne sono interessato più, e nemmeno Fabrizio che è andato col sorriso tirato che aveva prima fin dietro il banco, ha detto a Giampietro, Fai te il signore? E poi è andato dietro a una porta e ha detto Ma porca madonna dei rompicoglioni.

Giampietro ha sorriso, tossito e acceso su Radio Dj dove c’era Platinette. Si riconosce subito la voce di Platinette. Io ho guardato Giampietro e ho chiesto a che ora chiudevano. Avevano ancora un’ora buona di apertura e così ho chiesto se era possibile mangiare sul tavolinetto di fuori. L’ho pensato e l’ho detto contemporaneamente, non era programmato. Così mi sono fatto portare una cocacola e le melanzane alla parmigiana e poi tre fette d’arista e come antipasto un po’ di olive ascolane. Sono andato fuori aspettando Giampietro con la cena e pensando che in pratica era chissà da quanto tempo che non mangiavo fuori a cena da solo. E conciato così poi. Sì, perchè ho ancora addosso i vestiti da muratore e ho anche le mani sporche adesso che vedo. Mi giro intorno e afferro il Corriere dell’Umbria per darmi una pulita alla meglio. Non mi riesce di togliere molto sporco così ci rinuncio e mi metto a guardare la strada.

Un tizio con un’Opel Astra accelera e sorpassa una Punto celestina. Dall’altro lato della strada c’è una casa grigia, con l’umidità evidente attorno ad una finestra con la persiana sbarrata. C’è appeso un cartello che non riesco a leggere. Poco lontano due ragazzini fermi con la bici a chiacchierare. Poi sento muoversi le perline e venirne fuori Giampietro. Anzi no, è Fabrizio, che mi sembra più rilassato e mi porta la cena. Mi lascia dei tovaglioli e mi chiede se mi serve un bicchiere di carta. No, grazie, bevo a canna. E poi prende la sedia davanti la mia e mi si siede di fronte. E adesso che c’è? Mi domando io. Non devo aspettare molto che Fabrizio dice: Scusa per prima. Siamo qui dalle sette di mattina fino alle nove di sera, puoi capire che ogni tanto ci scappa qualche parola di troppo. E questi giorni vengono in tanti. Per fortuna eh, sia inteso. No, ma guarda non c’è problema. Bene dice Fabrizio, mi fa piacere. Tu sei? E si alza e mi da’ la mano e io gliela stringo dopo aver posato la forchetta e dico Daniele. E’ tuo il bestione? Fabrizio indica un fuoristrada bianco vicino l’ingresso. No, io abito qua in cima sono sceso a piedi. Ah, bene a sapersi. Allora ci vedremo spesso spero. Certo Fabrizio. Bene, ora scusa che vado a controllare in cucina. E se ne torna dentro mentre io comincio la mia cena. Mangio tranquillo e faccio qualche piccolo rutto compiaciuto.

Dalla stradina che c’è alle mie spalle, quella che porta fino a casa mia, spunta a passo veloce Filippo Neri. Mio ex compagno di scuola. Pantaloni beige, camicia azzurra, una cartellina rossa nella mano sinistra e le chiavi del fuoristrada bianco nella destra. Sulla fronte ha un paio d’occhiali. Sono quel modello che aveva Tom Cruise quando pilotava aerei da combattimento. Li riconosco, gli occhiali, una volta che lui ha riconosciuto me, poco prima di salire in macchina. Mi chiama, lo guardo dopo che avevo finto di non vederlo, piantando gli occhi sui resti della cena nel piatto, e mi si fa incontro. Daniele, ripete. Mi stringe la mano, mi guarda mentre mi alzo e riesce a non cambiare espressione. Come stai mi domanda. E io dico bene. Eravamo compagni di scuola alle elementari, alle medie, e per due anni alle superiori. È più alto di me di qualche centimentro e la cosa si nota ancora di più adesso che lui è bello slanciato con l’unico difetto della camicia un poco spiegazzata. Io invece sono incastrato tra la sedia di plastica e il tavolo con su i resti della mia cena. Mi guarda e io per ribattere qualche parola sento qualcosa corrermi sul mento. È un filo d’olio che fa lo slalom tra la barba di qualche giorno e se ne resta lì incastrato. Lo porto via col dorso della mano mentre Filippo mi racconta che è stato ora dal commercialista e che per fortuna hanno risolto un paio di cosucce così che adesso torna di corsa a casa che c’ha un paio di amici a cena e già è tardi che sua moglie non ce lo voleva far nemmeno andare dal commercialista stasera. Sai, mi confida, stasera provava il pesce ma non è una cuoca di pesce. Le viene meglio la carne. Molto interessante penso e dico invece che sicuramente è venuto bene anche il pesce. Senti dice lui, m’ha fatto piacere rivederti. Oh sono più di vent’anni che abbiamo fatto le scuole. Venti Daniè, ti rendi conto? E poi adesso che è fine giugno si stava sempre insieme, dopo i quadri, si andava a pescare. Che tempi.

Poi si azzitta un attimo, si toglie gli occhiali dalla fronte e arriccia le sopracciglia. A proposito di fine giugno, ma il 26 giugno è il tuo compleanno. Daniele auguri, ma guarda che coincidenza. Oggi è il tuo compleanno. E l’ultima frase la dice con la voce meno pimpante di come l’aveva cominciata perchè evidentemente realizza che ha di fronte un trentottenne con i pantaloni corti, i calzettoni di spugna e le gambe pelose e sporche di calce. La maglietta grigia a maniche corte sudata, sporca e con una macchia d’olio. Lo stesso che sicuramente mi sarà colato giù dal mento poco fa, mentre consumavo la mia cena in rosticceria. E forse per tutto questo messo insieme o magari più per la sua camicia azzurra, gli occhiali da top gun, il fuoristrada e il pesce di sua moglie, io dico: No guarda che ti sbagli. Faccio gli anni il 23 ottobre. Però non ci crede. Sa che ho detto una cazzata. Vorrebbe dire qualcos’altro, prende anche fiato ma dalla bocca gli esce: Ah, mi sono confuso, sono sempre vent’anni fa. E ride. E rido pure io. E lui dice, scusa devo scappare e io lo saluto con la mano e lo guardo far manovra, e scappare in provinciale.

[Gianni Agostinelli]

Contrassegnato da tag , ,

One thought on “La cena del mio compleanno

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: