A rubarci le donne

Che vengono qui a rubarci le nostre donne, si dice dalle mie parti. A rubarci le nostre donne, vengono, si dice. Si dice quando si parla degli stranieri, degli stranieri extracomunitari.

Che è una roba, questa degli stranieri, ci deve essere rimasta dentro dai tempi degli Unni: ci rubano le donne. Con questi, gli Unni, che arrivavano col cavallo a dire: «Prendi, prendi, prendine più che puoi!» si urlavano fra loro.

«Già ne ho prese tre.» rispondeva uno «che sul cavallo non ce ne sta più!» continuava.

«E allora vai, vai col tuo cavallo, vai e chiava!» a gran voce gli altri Unni.

Che è un trauma questo, questo degli Unni, che non è più passato, ce lo portiamo dietro dai nonni dei nonni dei nonni dei nonni dei nonni dei nonni dei nonni dei nonni dei nostri nonni questo trauma qui, un trauma trasver­sale, intergenerazionale, questo qui degli Unni. Che se c’avete paura che ve le portano via, le vostre donne, basta poco: prima ve le sposate, le donne, poi ci mettete il chip, dentro all’orecchia, che non sentono mica male, loro, non sentono niente. Poi però non vi lamentate, non vi lamentate che per abbandonarle in au­tostrada, a queste donne col chip, prima dove­te tagliargli l’orecchia, che si vedono correre, queste donne abbandonate, dietro alle auto, quasi si fanno investire.

Che poi, quando uno va al donnile, a cercarsi una donna da portare a casa, è pieno di donne senza un’orecchia. Che uno arriva, guarda fra le gabbiette, tutte queste donne abbandonate, al donnile, le guarda e chiede: «Ma non è che ne avete una un po’ più giovane?»

E quello del donnile, che ha già capito, rispon­de: «Eh, tutti vogliono quelle giovani di donne, però, ogni tanto, bisogna che qualcuno ci dà una possibilità anche a quelle più vecchie, che altrimenti rimangono qui tutta la vita, in queste gabbiette, senza affetto, senza un padrone.» poi sorride quello del donnile, che lo sa che ti ha incastrato, sulla pietà ti ha incastrato.

Così ci dici: «Va bene, facciamo che prendo quella lì, che sarà pure vecchia ma qualche colpo in canna sembra che ce l’ha ancora.»

[Luigi Filippelli, 13 Sardine circa, MalEdizioni]

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One thought on “A rubarci le donne

  1. […] Rivista Tupolev! e l’officina editoriale MalEdizioni dedicano a tutte le ragazze il racconto A rubarci le donne, tratto dal libro 13 sardine circa di Luigi […]

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