Terra d’origine

[Enrico Gregorio]

Ci sono cose che non imparerai mai su Rolling Stone Magazine. Per esempio quali sono gli argomenti delle signore per bene di mezz’età. Tanto per dire. Ma quelle vere, mica quelle che vedi alla tv o nascono dalla percezione limitata di qualche autore. Abitano in campagna e d’estate fanno la conserva di pomodori sul retro della casa.

Le signore per bene di mezz’età ti offrono il caffè, iniziano parlando di qualcosa di molto recente e poi prendono il largo. Tra argomenti come: i pranzi dei cugini, le nozze dei nipoti, i vantaggi degli ebook nell’editoria oppure la prematura dipartita degli scrittori.

Perché come avrai notato, prima o poi nella vita di uno scrittore arriva il momento in cui si deve scegliere tra un suicidio prematuro o l’isolamento forzato.

Saggiamente Bakin Dmitri ha optato per la seconda opzione.

Classe 1964, Bakin Dmitri esce dall’anonimato letterario nel 1996 con la pubblicazione di questo libro, per poi farvi ritorno e da lì prendersi beffa di noi. Gli è bastato utilizzare uno pseudonimo (Bakin Dmitri per l’appunto), mandare la moglie a ricevere per lui l’Anti-Booker Prize direttamente da Mikhail Gorbacëv, per poter proseguire la sua tranquilla vita nell’ombra.

Ora pare abbia i baffi, sia un conservatore, (ma a pensarci bene tutti i conservatori hanno i baffi, anzi il livello di barba&baffi è direttamente proporzionale al grado di integralismo ideologico o religioso: prendi qualsiasi persona normalmente mediocre, mettile su una barba bella lunga e avrai un terrorista o un visionario predicatore) e faccia il camionista.

I motivi di questo ritiro ci sono sconosciuti, ma sono facilmente immaginabili se pensiamo a cosa possa essere l’esposizione mediatica a chi raggiunge la “fama”.

Ma tanto, non è di questo che dobbiamo parlare.

Gli otto racconti che formano Terra d’origine sono stati pubblicati nel 2002 dalla Minimum Fax e appaiono lontani sia geograficamente che stilisticamente dal baricentro di molta letteratura contemporanea. Non hanno nulla della lineare essenzialità stilistica e men che meno dell’ironia post moderna consueta nelle pubblicazioni della Minimum Fax. E che caratterizzano il polo commerciale e di riferimento a cui siamo abituati.

In terza persona, con pochi dialoghi secchi e intrecci molto semplici. Una scrittura che si basa su lunghi periodi ben legati tra di loro, con un linguaggio comune che non ha niente a che vedere con l’elaborata sterilità di un David Means (tanto per rimanere su racconti pubblicati sempre da Minimum Fax (2003).

Racconti intrisi di cupo simbolismo e che non offrono mai un’unica chiave di lettura. L’unico denominatore comune sembra essere un costante senso di straniamento e vuoto. I personaggi passano dal non ricordare nulla della loro vita precedente a essere in guerra contro tutti. Con la volontà di recuperare qualcosa di proprio lottano contro entità sconosciute. Succede per il racconto Terra d’origine dove il protagonista non ricorda nulla di sé e dopo essersi sposato con una sconosciuta e cerca di rifarsi una vita con un baracchino del tiro a segno. Personalmente mi è piaciuto particolarmente Il Colmo dei colmi e Lagoftalmo rispettivamente penultimo e ultimo racconto. Dove tutto è più aderente alla realtà e quindi più comprensibile.

Il Colmo dei colmi narra di un convoglio ferroviario,  di tre uomini e dei loro destini: come andrà il loro futuro e a cosa li porteranno i loro traffici, utilizzando il flash forward.

La capacità di Dmitri sta nel saper richiamare , far rivivere, nei suoi racconti un senso di caos e confusione atavica. Una specie di Faulkner russo, per certi versi. Perché alla fine si ha la sensazione che i racconti di Bakin Dmitri (Dmitri Ghennadievich, questo il suo vero nome) abbiano la stessa cadenza dolorante della voce di Skip James.

Traduzione: Valerio Piccolo

Titolo originale: Strana Proiskhozdneija

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