Duecento anni di Dickens

di Enrico Gregorio

E’ un buon momento per comprare libri di Dickens: cade infatti quest’anno, uao, il bicentenario della sua nascita.

Tutti giù a dire Dio che bravo che era Dickens, che bello era il pizzo di Dickens, ma quanto era inglese Dickens. Quando c’era lui le freddure facevano ridere più in ritardo. Ma la verità è che più che amato è sempre stato uno scrittore tollerato. Questa cosa dello scrivere romanzi per mantenersi, dell’essere una star della letteratura agli occhi di alcuni lo ha fatto passare un po’ come un venduto. Per non parlare della sua morale spicciola dove il denaro corrompe e l’avidità pure, che ha causato la distorsione violenta di molti nasi. Molti critici, o semplici lettori, negli ultimi centocinquanta anni hanno sempre trovato qualche valido motivo per denigrarne il valore artistico.

E effettivamente nei suoi libri non è inusuale trovare ripetizioni, tirate un po’ moralistiche o una sintassi non sempre smagliante.

Allora perché siamo ancora qui a parlarne? Perché prima o poi sentiremo qualche battuta ironica sul claudicante piccolo Tim o sulla prosa del narratore inglese?

Proprio perché tutti quanti prima o poi devono confrontarsi con questo romanziere: sia per criticarne la scrittura, sia per prendere le distanze dalle sue scelte estetiche, sia per il suo umorismo o per la sua mole di lavoro, o per la sua meravigliosa inventiva. Perché nonostante tutto è uno scrittore di rilievo che sulla bilancia dei meriti l’ha sempre vinta lui, alla fine.

Uno che non bisogna aspettare il bicentenario della sua nascita per rileggerselo o andarsene in giro con la sua faccia stampata su una t-shirt. Il talento non ha bisogno di anniversari.

E dopo tutto questo, disse Eugene appoggiando la schiena, incrociando le braccia, fumando con gli occhi chiusi e parlando con voce leggermente nasale, quei cretini vengono a parlarci di Energia. Se vi è una parola nel dizionario che odio, è appunto <<energia>> . Una superstizione convenzionale, ripetuta a pappagallo! Ma che diavolo. Debbo forse correre in strada, prendere per il collo il primo passante dallaspetto facoltoso che incontro, scuoterlo e dirgli: <<Cita immediatamente qualcuno in tribunale, cane maledetto, e prendi me come avvocato, se hai cara la vita!>> Eppure questo vorrebbe dire energia.

-E’ decisamente ciò che penso anche io, Eugene. Ma offrimi una buona occasione, fammi vedere qualcosa per cui valga davvero la pena di sprecare energie, e vedrai come sarò energico.

Io pure  disse Eugene.

Probabilmente nel corso della medesima serata, altri diecimila giovanotti entro la cinta daziaria della città di Londra facevano la medesima osservazione, pieni di speranza.

Charles Dickens, Il Nostro Comune Amico, Einaudi.

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