Natale

da Qualcuno era un po’ grasso di Mattia Filippini, Senzapatria editore.

Diceva mio zio Bruno, parlando con mia madre, che a lui il mal di testa di solito gli veniva davanti e dietro, e lo diceva toccandosi la fronte e la nuca, oppure a volte, diceva, gli veniva ai lati, altre volte ancora, diceva mio zio Bruno, gli faceva male un braccio ma lui sapeva che era colpa del mal di testa.

Mio zio Bruno me lo ricordo bene per via del fatto che aveva una testa molto grossa e sosteneva che infilarsi un sacchetto di plastica in testa non era pericoloso, che era inutile insegnarlo ai bambini, e ti diceva Guarda qua, e metteva il suo testone dentro una borsa della spesa, faceva due o tre respiri di plastica, poi dopo, strappava il sacchetto e ti diceva Hai visto? Questo, assieme al mal di testa, era l’argomento preferito delle cene di Natale della mia famiglia.

A me, a Natale, l’unica cosa che mi interessa, è sopravvivere. Non mi interessano i regali, non mi interessa lo spirito natalizio, a me mi interessa sopravvivere. Natale è il giorno più terribile di tutto l’anno, coi parenti che parlano tutti assieme, che il tono di voce più normale ha la stessa intensità di una turbina d’aereo in fase di decollo, tutti che ti fanno sempre le stesse domande, tu che devi rispondergli per forza, sorridere, ridere alle battute, col mangiare che è vergognoso tutto il mangiare che c’è sulla tavola. A me a Natale, ho sempre paura mi esploda la testa.

Per esempio, alla cena di famiglia veniva sempre anche la zia degli Swarovski, chiamata così per il fatto che a casa sua, sulla credenza, aveva tutto uno zoo di animali in cristallo, anche un gorilla che mi ricordo bene per la sua espressione contrariata.

Oppure, a volte, c’era un cugino che era frate dominicano, ci assomigliavamo anche molto, dicevano, e mia nonna, che era stata al suo ordinamento, raccontava sempre che per diventare dominicani bisogna buttarsi per terra a pancia in giù con le braccia larghe e le gambe strette e che messi così, con la tunica bianca e il mantello nero aperto, a lei questa cosa faceva un po’ impressione perché i novizi le sembravano dei pipistrelli.

L’altra mia nonna, invece, riusciva sempre a toccare delle punte di comicità involontarie sbagliando le parole, per esempio all’ultimo cenone mi ha chiesto come è andata a finire, poi, quella guerra che gli americani hanno fatto contro i teletubbies (talebani).

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