Intervista a Mattia Filippini

Mattia Filippini e “Qualcuno era un po’ grasso”

di Enrico Gregorio, da qui

Siamo andati a parlare con Mattia Filippini perché c’è un libro (“Qualcuno era un po’ grasso” Senzapatria Edizioni) che è uscito da poco [è attualmente in stampa e uscirà il 21 dicembre, N.d.a.] , un libro che ci è sembrato interessante perché interessante è l’autore, Mattia Filippini appunto. E volevamo saperne di più.

Intervista di Gregorio Enrico

Presentati per chi non ti conosce: chi sei e quanti anni hai, e se sei un tipo affidabile.
Allora: sono Mattia Filippini, ho 27 anni. Sono nato a Brescia e ho studiato lettere a Bologna, dove vivevo fino a poco tempo fa. Se sono affidabile? Mah, direi di sì; più che altro sono poco costante, soprattutto nello scrivere. Il problema principale dell’essere costanti è che bisogna avere costanza. Ultima cosa: scrivo con Enrico Mazzardi (autore di Soggetti smarriti, Il foglio letterario) su Tupolev!, la rivista che cade circa una volta l’anno.

Come descriveresti il posto in cui sei nato e cresciuto?
Provinciale, più che altro per la mentalità delle persone che ci abitano, che hanno dentro una specie di cattiveria e di tristezza lombarda difficile da spiegare. E poi Brescia, dopo le otto di sera, è deserta anche nei fine settimana. Sotto questo punto di vista Bologna mi è rimasta nel cuore: persone solari, aperte, amichevoli, tantissime attività legate all’università, alle librerie, agli scrittori che ci abitano. Mi manca.

Di cosa parla “Qualcuno Era Un Po’ Grasso?”
Del dietrologo che c’è in ognuno di noi, di come la realtà possa benissimo non essere la realtà e anche e soprattutto di Bologna, questa città che allo stesso tempo ti esaspera e ti allieta. Ah, parla anche di una gamba rotta e di un misterioso Osservatore.

Come e quando è nato il tuo libro, raccontaci come si è evoluto, la stesura.

Il nucleo centrale, quello che riguarda Bologna e la vita in questa città, è stato preso e rimaneggiato da un racconto lungo che avevo scritto anni fa e che si chiamava “Fabemolle”. La parte sulle dietrologie invece è saltata fuori più recentemente, quando ho cominciato a frequentare l’università e soprattutto alcuni personaggi ciarlatani che ci gravitano, che mi hanno fatto pensare alle teorie più assurde per giustificare le cose che mi succedevano. La parte dell’Osservatore invece mi è venuta in mente dopo la correzione della prima stesura; le parti precedenti stridevano troppo, serviva un collante che le facesse funzionare meglio. Il tutto mi ha preso, con la dovuta calma, un po’ più di due anni.

Come è stato l’aspetto più “pratico” della pubblicazione, per esempio come sei arrivato a quelli di Senzapatria?
Innanzitutto ho spedito il manoscritto a case editrici che non chiedessero un contributo, ma in poche hanno risposto; poi l’ho fatto avere a Vibrisse libri, una sorta di agenzia letteraria online creata da Giulio Mozzi(scrittore e consulente Einaudi). Una domenica mattina, mi ero appena alzato, mi suona il telefono e dall’altra parte c’è Giulio Mozzi che mi dice che vorrebbe pubblicare online l’incipit di “Qualcuno era un po’ grasso” nella nuova iniziativa dedicata agli esordienti chiamata “La gettoniera”. Ecco, non credo di aver fatto una bella figura, perché esattamente la sera prima stavo parlando di Mozzi con un amico ed ero convinto che fosse stato lui a farmi una telefonata scherzo, quindi inizialmente ho fatto fatica a crederci. In ogni caso nel sito di Vibrisse era pubblicizzata Senzapatria; l’editore stesso, Carlo Cannella, ha scritto un libro che si chiama “Tutto deve crollare”, pubblicato inizialmente da Mozzi nel suo sito e che è stato addirittura presentato al premio Strega di quest’anno.
Sono andato sul sito di Senzapatria e ho spulciato un po’ il catalogo: ci sono autori molto bravi come Gianluca Morozzi, Luigi Bernardi, Alessio Arena, Federica Sgaggio, Valter Binaghi, che mi hanno convinto subito. Ho mandato il manoscritto e fortunatamente dopo pochi giorni sono stato contattato.

Raccontaci il tuo percorso: come sei arrivato alla scrittura, o come lei è arrivata a te, racconti e ora il romanzo; e com’è il tuo rapporto con la scrittura.

Ho sempre letto molto. Ma leggevo e basta. La vera spinta alla scrittura è arrivata quando mi è capitato per le mani, per sbaglio, un libro di Paolo Nori (“Bassotuba non c’è“); me lo sono letto d’un fiato: prima non avevo mai pensato che si potesse scrivere in quella maniera. Così ci ho provato pure io, prima con i racconti e poi con qualcosa di più articolato. Devo dire che sono arrivate un bel po’ di soddisfazioni: molti racconti sono stati pubblicati su una rivista di Parma, “La luna di traverso“; altri sono finiti su un’antologia edita da Marcos y Marcos e sulla rivistaTéchne curata dallo scrittore Paolo Albani, alla quale tengo particolarmente.
E poi le ossa me le sono fatte anche sul web in cui esiste tutto un panorama di riviste letterarie che uno non si immagina nemmeno; un sacco di persone interessanti e intelligenti ci scrivono e ci lavorano, mi vengono in mente quelli di Finzioni, quelli dell’“Inutile opuscolo letterario”, gli amici di Colla e di Generazione Rivista.

Quali e perché sono gli scrittori che ami?
Prima ti citavo Paolo Nori, ma vorrei aggiungere tutti quegli scrittori emiliani che mi piace tenere a mente quando scrivo: Ugo Cornia (leggetevi “Sulla felicità a oltranza” e “Le pratiche del disgusto“, contengono dei ragionamenti a volte divertenti a volte disperati, mai banali), ma soprattutto Daniele Benati (“Silenzio in Emilia“, “Cani dell’inferno“) e Ermanno Cavazzoni. Quest’ultimo è stato mio professore a Bologna, uno di quelli con un’immaginazione forsennata ed è uno degli scrittori italiani viventi più sottovalutati. Vorrei poter dire che mi ispiro a lui e al suo Storia naturale dei giganti nel personaggio dietrologo del professor Fingozzi. In ogni caso tutti questi scrittori hanno sviluppato un’idea letteraria molto forte, il cui tema centrale è quello dell’oralità nella scrittura, che è una cosa che mi piace molto.

Libri letti ultimamente o uscite recenti che consiglieresti?
Il terzo poliziotto di Flann O’Brien, comicissimo, pieno di idee balzane, come quella secondo cui è meglio non utilizzare troppo le biciclette perché c’è il rischio di uno scambio molecolare tra queste e chi le monta, e che certe biciclette si stiano umanizzando fino a compiere reati.
Europeana di Patrik Ourednik (è appena uscito anche il suo nuovo romanzo, Oggi e dopodomani), in cui ci viene raccontata la storia del XX secolo attraverso miserie, piccoli elementi, dita mozzate, saponette inquietanti, cavalli con maschere antigas e tante semplici, crude assurdità, che danno un senso nuovo e ironico alla Storia.
Il sosia laterale di Paolo Albani consiste in 21 recensioni inventate di altrettanti libri mai scritti, la migliore delle quali enuclea il concetto di sosia laterale, che sarebbe una persona somigliante a qualcuno di famoso, ma che differisce per una peculiarità: può capitare dunque di vedere una madre Teresa di Calcutta senza rughe in volto o particolarmente cattiva d’animo.

Autori da tenere d’occhio?
Così a bruciapelo mi vengono in mente Claudio Morandini con “Rapsodia su un solo tema“, in cui si parla con una tale sicumera delle opere e della vita di un compositore russo che ho dovuto chiedergli di persona se fosse esistito o no (no, se l’è inventato), e poi Gabriele Reggi con “Liberaci dagli sbirri“, un romanzo che mi ha decisamente fulminato e che narra la storia d’amore tra un insegnante e una ragazzina, ambientato nella più profonda provincia del sud Italia in mano alla mafia. Ultimo autore da tenere d’occhio è Daniel Cuello, simpaticissimo disegnatore e autore di brevi e bellissime storie, con uno stile tutto suo. È anche colui che ha disegnato la copertina di Qualcuno era un po’ grasso e per questo gli devo un sacco di yogurt. Lo potete trovare su www.danielcuello.com

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4 thoughts on “Intervista a Mattia Filippini

  1. emanuele scrive:

    dovreste mettere la possibilità di aumentare la grandezza dei caratteri per i cechi come tua mamma. ciao complimenti

  2. Silvia scrive:

    Grande Mattia,
    Non vedo l’ora di leggere il tuo capolavoro che sembra particolare, non banale e sicuramente di spessore come te🙂 ci manchi🙂

  3. enricomazzardi scrive:

    Sicuramente il libro più bello che io non abbia ancora letto.

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