2666

2666 di Roberto Bolaño è un’opera mondo in cinque romanzi; nelle intenzioni dell’autore queste differenti parti avrebbero dovuto essere lette nell’ordine preferito dal lettore, in quanto intercambiabili. L’ottima edizione italiana del 2009, edita da Adelphi, le presenta invece unite in un unico corpo e questo ne facilita sicuramente la lettura.

La parte dei critici Quattro ricercatori e docenti universitari sono i maggiori studiosi dell’evanescente Benno Von Arcimboldi, scrittore mai visto né incontrato da nessuno al mondo. Questa prima parte si presenta sia come un bellissimo ed oulipiano elenco delle opere dello scrittore (Bifurcaria bifuracata, La maschera di cuoio, Fiumi d’Europa, Eredità, La perfezione ferroviaria, I bassifondi di Berlino, Bitzius ecc.) sia come la storia del rapporto fra questi quattro personaggi, che decidono di seguire una voce che vuole Benno Von Arcimboldi in Messico, a Santa Teresa, ricerca che li porterà in posti dimenticati da Dio e fondamentalmente al nulla.

La parte di Amalfitano Il professor Amalfitano (guida dei quattro del libro precedente) si è appena trasferito in Messico, a Santa Teresa, da Barcellona assieme alla figlia diciassettenne Rosa. Ci viene raccontata la storia della ex-moglie, donna dai sentimenti estremi che si è innamorata di un poeta altrettanto radicale e di come questa entri ed esca continuamente dalla vita della figlia. E cosa ci fa un libro, il Testamento geometrico di Rafael Dieste, appeso al filo del bucato? E perché un’auto nera è sempre parcheggiata fuori dalla sua casa e segue la figlia Rosa in questo paese desertico in cui cominciano a sparire donne e vengono ritrovati sempre più cadaveri?

La parte di Fate Il giornalista di colore Oscar Fate viene spedito in Messico per sostituire un suo collega della sezione sportiva. Bisogna scrivere di un inutile incontro di boxe a Santa Teresa tra un messicano e un gringo. Ma frequentando tavole calde, ranch sperduti e soleggiati, palestre e giornalisti messicani, viene a conoscenza della serie infinita di omicidi di donne che avvengono in quel posto. Telefona allora al suo caporedattore per proporgli di scrivere di questa storia:“Qui c’é materiale per un gran reportage”. “Quanti cazzo di fratelli sono coinvolti nella faccenda?”. “Che stronzate stai dicendo?”. Quanti maledetti neri hanno la corda al collo?” disse il capo. “Ed io che ne so, ti sto parlando di un gran reportage” disse Fate “non di una rivolta nel ghetto”. Quindi non c’é nessun fratello del cazzo in questa storia.” Cominciando a indagare per conto suo Fate incontra Rosa, figlia del professor Amalfitano (quello del libro precedente). Bolaño, come Borges, ci presenta una descrizione polifonica degli eventi e segue dall’alto la storia, descrivendone le diverse biforcazioni; Rosa Amalfitano (che nel libro precedente era stata descritta come una ragazzina, proprio perché vista con gli occhi del padre) è in realtà una donna forte, con terribili ricordi e con una storia che si lega, non si capisce bene come, agli omicidi delle donne di Santa Teresa.

La parte dei delitti è il climax narrativo e la parte più corposa (300 pagine circa). Viene ripresa la tecnica della lista: ci viene esposta la lunghissima serie di omicidi (più di duecento). Per ogni morta c’è una piccola descrizione della sua vita, ma soprattutto del ritrovamento del cadavere e del referto dell’autopsia. Saltuariamente troviamo la descrizione delle indagini della polizia e di alcuni detective, che però sono del tutto impotenti e diventano solo nomi sullo sfondo. Mi sono venuti in mente Gadda e Cormac McCarthy: il primo per questa atmosfera da giallo/poliziesco che poi non porta a nulla; il secondo (sebbene Non è un paese per vecchi sia stato scritto dopo 2666) per la banalità del male che si aggira in Messico. È incredibile come questa parte sia disgustosa e magnetica allo stesso tempo, non si riesce a smettere di leggere le pagine come se una voragine ci inghiottisse.

La parte di Arcimboldi Ritorna il fantomatico scrittore che aveva aperto tutta l’opera. Questa volta lo vediamo crescere nella natia Prussia, con il suo vero nome Hans Reiter (nome che aleggia anche nelle parti precedenti), passare attraverso la seconda guerra mondiale e diventare poi lo scrittore Benno Von Arcimboldi, alter-ego di Bolaño. È la biografia di uno scrittore che si incammina verso l’abisso nel deserto del Sonora, a Santa Teresa.

Sarei veramente una brutta persona a togliervi il piacere di sapere come 2666 non va a finire (il romanzo è incompiuto); nell’ultima frase, che ovviamente non vi cito, possiamo ritrovare alcune certezze e tanti altri dubbi. E questo fa di 2666 un’opera fondamentale e un monumento letterario.

[Mattia Filippini]

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