Se fossi fuoco, arderei Firenze -Intervista a Vanni Santoni-

Vanni Santoni è giornalista e scrittore, autore di due romanzi, di racconti e reportage tra web, riviste cartacee e quotidiani come Il Corriere della Sera, Il Manifesto, Mucchio Selvaggio e Nazione Indiana. I suoi libri sono contraddistinti da personaggi irrequieti e da una forma “sperimentale”. Il 13 ottobre 2011 è uscito il suo ultimo libro Se Fossi Fuoco Arderei Firenze, lo abbiamo contattato per parlarcene.

-Di Cosa parla il tuo ultimo libro? 

Se Fossi Fuoco Arderei Firenze  è un romanzo che si svolge nella città di Firenze – e specialmente nel suo centro storico – con 23 protagonisti che si dividono la scena e portano avanti la storia attraverso vicende fittissimamente intrecciate tra loro.

Parla dunque delle vite di costoro, del luogo e del tempo in cui vivono, e di certi enigmi e nodi morali a loro comuni. Non vado oltre perché non voglio, come si suol dire oggigiorno, “spoilerare”. 

Come e quando è nato?

Il libro è nato quest’anno: ho infatti cominciato a scriverlo a Gennaio. Le prime riflessioni e i primi schemi risalgono a qualche mese addietro, fino al settembre, forse all’agosto 2010. Prima non esisteva nulla che preludesse a questo romanzo.

Venni contattato da Laterza nel luglio del 2010, mi chiesero specificamente di scrivere un libro per loro. Dopo un paio di idee deboli, giustamente lasciate cadere, ho deciso di cominciare da uno studio dei luoghi e da lì passare allo sviluppo dei personaggi. In questo modo sono arrivato prima a uno schema generale, e poi a una trentina di pagine, di un ipotetico romanzo corale ambientato a Firenze. Era tutto ancora molto confuso ma l’embrione era quello giusto: sono seguiti infatti sei mesi di scrittura disperatissima, e soprattutto ininterrotta, fino a che non sono arrivato ad avere in mano le prime bozze, a Maggio-Giugno. Luglio e Agosto sono stati poi dedicati alla revisione.

-Che differenze hai incontrato nello scriverlo, rispetto ai precedenti?

Facendo un confronto solo con i libri che ho terminato e pubblicato – ne esistono infatti altrettanti inediti o tuttora in lavorazione – direi che è stato diverso sotto ogni punto di vista.

Personaggi precari nasceva da un blog: scriverlo fu di fatto un lavoro di selezione dall’enorme quantità di materiali pubblicati online, e poi di riorganizzazione e editing. Gli interessi in comune era il primo romanzo lungo che scrivevo, quindi navigavo a vista, scoprendo gli strumenti via via che andavo avanti. L’Ascensione di Roberto Baggio (scritto prima di Se fossi fuoco arderei Firenze, ma in uscita a dicembre 2011 – N.d.R.) era un libro a quattro mani e quindi ha avuto necessariamente modalità di ricerca e scrittura differenti; inoltre è stato scritto nell’arco di vari anni, con intervalli anche lunghi nella lavorazione.

Si potrebbe forse affermare che Se fossi fuoco arderei Firenze sia stato il primo libro scritto avendo a disposizione una cassetta degli attrezzi almeno un poco rodata, ma non so se sia vero. Al di là del fatto che in realtà mi sento ancora agli inizi e sono convinto di aver esplorato una frazione minima del mio potenziale letterario, credo che le differenze metodologiche siano ascrivibili anche al fatto che, visti i tempi stretti, la stesura ha avuto luogo con dedizione univoca in un blocco di nove mesi, mentre di solito tendo a portare avanti un paio di romanzi contemporaneamente, e ad avere tempi più lunghi e privi di scadenze prefissate.

-Come hai gestito la “coralità” del romanzo, perché hai scelto questa soluzione per il tuo libro?

Gestirla mi è venuto naturale. Considerando che ho cominciato a scrivere con i personaggi precari (e ad oggi, sommando quelli del libro, tutti quelli apparsi sul blog e quelli scritti per altri giornali e riviste, credo che siamo intorno ai 12’000 personaggi) e ho continuato con Gli interessi in comune, che ha sette-otto protagonisti e altrettanti comprimari rilevanti, adesso forse avrei più difficoltà a scrivere un romanzo con una monolitica visione individuale. Per quanto riguarda le ragioni della scelta, volevo che dal romanzo emergesse una visione quanto più complessa e strutturata tanto della città di Firenze quanto di una certa condizione esistenziale. E in entrambi i casi ho trovato che la molteplicità dei punti di vista fosse lo strumento più efficace per farlo. Trovo che quando si parcellizza la narrazione le sottotracce emergano più forti, come in negativo.

-Ultimi libri letti?

In questo momento sto leggendo per lo più saggi di arte contemporanea, per un progetto a lungo termine che ho in cantiere. Poi molta poesia: Bachmann, Celan, Majakovskij, Artaud, Yeats, Virgilio, Pound, Zanzotto, Goethe, Mallarmé, Pope, Ginsberg. L’ultimo romanzo che ho terminato è stato Moby Dick, abbandonato ai tempi del liceo perché mi sembrava noioso – ero tanto grullo.

-Libri e autori che ti hanno ispirato?

Se la domanda è in termini generali, solo le influenze decisive sono un centinaio. Per fortuna Internet ci viene in aiuto -è possibile infatti trovarle elencate qui: http://www.anobii.com/sarmigezetusa/books

-Raccontaci cos’è SIC – Scrittura industriale collettiva.

Citando direttamente il primo manifesto del progetto,  SIC –  Scrittura Industriale Collettiva indica un metodo di scrittura collettiva e la comunità aperta di scrittori che lo utilizzano. Il metodo, improntato alla massima efficienza ed efficacia, e al superamento della scrittura collettiva a staffetta – quella, per capirci, in cui ognuno scrive un pezzetto – in favore di un vero processo di generazione collettiva di contenuti letterari.

Solo pochi mesi fa si è conclusa la stesura di In territorio nemico, un romanzo storico ambientato in Italia durante l’occupazione tedesca, che è anche il primo romanzo a 200 mani della storia (oggi in corso di proposizione presso vari editori – N.d.R.) e il distillato finale di quattro anni di sperimentazione e lavoro collettivo; chi volesse approfondire può farlo nelle sezioni “metodo” e “press” del nostro sito  http://www.scritturacollettiva.org/

 

[di Enrico Gregorio]

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One thought on “Se fossi fuoco, arderei Firenze -Intervista a Vanni Santoni-

  1. […] Gregorio mi intervista per la Tupolev! – la rivista che cade circa una volta l’anno. Like this:LikeBe the first to like […]

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