Ho subìto la cura LudwigVan

Qualche giorno fa mi contatta un sito che si fa chiamare LudwigVan e io, memore degli agrumi meccanici, temendo di subire ultramolestie, e temendo ancor più che mi fosse inflitto un trattamento coercitivo basato sulla visione coatta dell’intera filmografia di Alberto Tomba, gli ho concesso un’intervista, che trascrivo pari pari qui sotto, con mano ancora tremante.

Enrico Mazzardi, 28 anni, laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, è riuscito là dove in tanti vorrebbero: il suo romanzo “Soggetti Smarriti (Questi non sono i Promessi Sposi)”, è salito agli onori della pubblicazione, edito da una casa indipendente di Piombino, l’associazione culturale Il Foglio. 130 pagine, si può facilmente acquistare sui principali bookstore online, a partire da Ibs e passando per Deastore e Lafeltrinelli.it. Di cosa tratti la sua opera prima e cosa si celi dietro il percorso di gestazione e pubblicazione di un manoscritto nell’Italia del 2011 ci parla direttamente Enrico, svelandoci un po’ di sé e del suo mondo letterario.

LW: Prima di tutto, da dove è nata l’idea di utilizzare i personaggi della letteratura come se fossero attori, uomini comuni che ricoprono un altro ruolo?

L’idea di “Soggetti smarriti” è nata da una domanda: come sarebbero i personaggi letterari se fossero persone normali, “quotidiane”? Ho cercato di darmi una risposta, ecco tutto. Certo, con alcuni son stato teneramente indulgente, con altri un poco crudele, molto è dipeso dai miei sentimenti nei loro confronti: sono stato un burattinaio abbastanza spietato e lunatico. Il risultato è un libro di argomento letterario dai toni per lo più tragicomici. O almeno, così la vedo io, poi magari il lettore ci trova dell’altro, a mia insaputa.

LW: Da quanto avevi in cantiere questo romanzo?

Il cantiere del romanzo, ovvero i lavori in corso, sono iniziati dopo i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria e sono terminati addirittura prima. Si parla del 2010, avevo appena finito di studiare Lettere a Bologna e, mentre cercavo lavoro, ho sentito la necessità di spingere oltre il singolo racconto la mia esperienza di scrittura. E’ stato un esercizio di salto in lungo diciamo: volevo scrivere qualcosa che durasse più di un racconto, che avesse il respiro un poco più lungo, che non terminasse nel giro di cinque minuti. Quindi, come non iniziare, intanto, da una sorta di antologia di racconti tenuti insieme da un medesimo filo conduttore?

LW: Come si è evoluta la tua passione per la scrittura?da cosa prendi spunto, quali sono gli avvenimenti della vita quotidiana da cui prendi ispirazione, cosa cattura la tua attenzione?

La mia passione per la scrittura è iniziata relativamente tardi, mentre ero studente universitario a Bologna. Al tempo ho iniziato a collaborare attivamente alla redazione del Traghetto Mangiamerda, una rivista il cui nome dice tanto, ma non tutto. Ho scritto il primo racconto. Poi ho scritto il secondo e così via, e sono stati pubblicati qua e là (ad esempio su Finzioni Magazine, vedi rivista letteraria online numero uno in Italia – fonte: Wikio). E ora che faccio? Scrivo ogni anno un racconto sulla rivista Tèchne, una bellissima antologia tematica curata dallo scrittore Paolo Albani, autore a cui sono molto legato (e verso il quale sono molto riconoscente, dato che ha scritto la postfazione al mio libro). Poi ho fondato insieme a Mattia Filippini, un giovane scrittore bresciano conosciuto a Bologna, la rivista letteraria Tupolev. Su di essa raccogliamo i nostri sproloqui.

Da cosa prendo spunto quando scrivo? Bella domanda. So solo che, quasi inconsciamente, ogni tanto mi blocco nel bel mezzo della giornata, prendo il cellulare o il moleskine e mi metto a scrivere due o tre frasi. Me le dimentico. Poi dopo mesi trascrivo tutto il malloppo di appunti sul computer: molti di essi sono delle stronzate che mi vergogno anche solo d’aver pensato. Ma uno su dieci poi, quatto quatto, finisce col diventare un racconto o un capitolo di testi che scrivo. C’è da dire che dedico pochissimo tempo a scrivere:più che altro prendo appunti e li raccolgo, diciamo, ma ciò non mi ha impedito di scrivere questo libro, una fracca di racconti, una slavina di poesie, e pure di mettere in piedi un progetto di scrittura collettiva di cui però non posso raccontar nulla per ora. Segreti d’ufficio.

LW: Domanda a bruciapelo: Quali sono i tuoi autori di riferimento e, soprattutto, perché?

E’ a Bologna che ho iniziato ad appassionarmi a determinati autori, ad amare un certo tipo di scrittura. Se devo indicare una cinquina di venerabili, dico senza dubbio Cortazar, Borges, Perec, Vonnegut, Poe. Tra gli italiani covo un’immane stima per Malerba, Eco, Albani, Calvino e Cavazzoni (quest’ultimo è stato mio professore a Bologna, nonché relatore della mia tesi di laurea).

LW: Dulcis in fundo, è stato difficile farsi pubblicare?qual è l’iter che un giovane scrittore deve attraversare per arrivare alla pubblicazione?

Una sola parola: che sofferenza. Ho spedito il manoscritto a varie case editrici, circa quindici, di piccole, medie e grandi dimensioni. Hanno risposto in quattro (mi dicono sia stato fortunato, dato che spesso non ne risponde nessuna…). Due erano ben contente di pubblicare, chiedendomi però un “contributo”. Non li ho degnati di una risposta. Hanno già così tanti clienti, mi son detto, lasciamo queste case editrici a chi è disposto a pagare per veder nascere il proprio libro a forza. Quindi mi son ripetuto: tieni duro, qualcuno crederà nel tuo manoscritto. Così è stato: nel giro di tre mesi ho ricevuto due sì, da parte di due piccole onestissime case editrici, che investono sui loro autori e credono in un lavoro editoriale pulito e “normale”, ovvero: l’editore investe sull’opera dell’autore. Cosa rara, diciamo. Ho accettato di corsa, ovviamente, la prima proposta che mi è arrivata, quella di Gordiano Lupi, del Foglio Letterario. Un editore serio e professionale. Sento di essere finito in buone mani, insomma, ottimali per un esordio.
Per tornare alla domanda, dico che l’iter dell’esordiente è assai lungo e complicato. C’è logica diffidenza nei suoi confronti, quindi bisogna bussare a tantissime porte. Prima bisogna scegliere oculatamente le case editrici a cui mandare il manoscritto, selezionandole dopo aver valutato i loro ambiti di interesse (si capiscono leggendone il catalogo, in genere). Poi bisogna armarsi di pazienza e attendere per mesi una risposta. Se verrà, bene, altrimenti meglio porsi qualche domanda. E conviene mandarle alle grandi come alle piccole: si sa mai che il mercato in quel momento chieda proprio un libro come il tuo. Tentar non nuoce. Certo una volta scritto un tuo testo devi capire se quello che desideri è pubblicare a tutti i costi o entrare in questo mondo accettandone i rischi. Per la prima scelta basta pagare di tasca propria, per la seconda opzione invece bisogna leggere, scrivere, riscrivere, capire dove si sbaglia, fare esperienza, incassare rifiuti e critiche e poi, in caso, raccogliere i frutti. Io ho scelto quest’ultima via, e spero di raccogliere vari altri frutti proseguendo nel mio iter.

Appena ho finito di parlare, ignorando le mie implorazioni, LudwigVan ha messo su un VHS originale di Alex l’Ariete e ha premuto play.

[Enrico Mazzardi]

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: