Un incipit

di Mattia Filippini

  1. Tre cose strane

La lettera che mi avevano consegnato era inequivocabile e perentoria. Il postino aveva suonato alla porta del palazzo e subito mi era sembrata una cosa strana, perché mi ero appena trasferito nella nuova casa e non avevo mai sentito il suono del mio campanello. Il secondo trillo era arrivato dopo un po’, più lungo e insistente, una specie di schiaffo per dire di sbrigarmi che non c’era tempo da perdere. La seconda cosa strana era che mi consegnassero la posta alle dieci di sera. Avevo risposto al citofono e schiacciato più volte in tutta fretta il tasto di apertura della porta delle scale, sperando che il postino non se ne fosse andato. Avevo sceso di corsa i gradini in ciabatte e lui era ancora lì ad aspettarmi; indossava una pettorina giallo fluorescente con un logo delle poste italiane un po’ scrostato e in testa un casco di due misure più grande che teneva in equilibrio per evitare che gli cadesse davanti agli occhi. Ogni tanto con un colpetto all’indietro della testa ben calibrato lo rimetteva nella posizione più stabile. M’era venuto il dubbio che fosse un impostore, ma quando aveva visto che ero in pigiama non aveva fatto una piega e m’aveva consegnato una raccomandata, facendomi firmare la ricevuta e poi se n’era subito andato in motorino, facendo metà via sul marciapiede. La terza cosa strana era che la lettera diceva così:

 Gentilissimo Dott. Balzani,

Le comunichiamo che, durante un controllo negli archivi del suo liceo, sono emerse delle irregolarità nel suo esame di maturità e che, pertanto, è convocato nella mattinata di domani al centro commerciale M in via T per ripetere l’esame. Le ricordiamo, inoltre, che le regole vigenti impongono di presentare una tesina su un argomento pre-concordato.

La commissione

  1. Le scale

Ho impiegato mezz’ora per risalire le scale e arrivare al terzo piano; a ogni pianerottolo mi fermavo per rileggere la lettera senza riuscire a crederci. Non capivo, poi, perché dopo sei anni e dopo aver finito l’università, una fantomatica commissione mi convocasse per rifare l’esame di maturità in un centro commerciale. Forse per i tagli e per la nuova riforma della scuola, le aule non erano più disponibili e il centro commerciale affittava i suoi capannoni ai licei. Avevo pensato che fosse uno di quei sogni dove succede esattamente questa cosa: l’ansia di preparare una mole di argomenti, tutto il programma di un anno scolastico, ritorna a tormentarti negli incubi anche a distanza di anni. Allora avevo suonato alla signora che abita sotto di me per farle leggere la lettera. Ci aveva impiegato un po’ prima di venirmi ad aprire in vestaglia, guardandomi male per l’ora tarda e per il fatto che ero in pigiama, ma soprattutto per la mia faccia inebetita che poteva facilmente essere scambiata per quella di un malintenzionato. Nella fessura della porta socchiusa dal catenaccio, attraverso la quale mi spiava, le avevo passato la convocazione. Si era allontanata un attimo dalla porta per mettersi degli occhiali da lettura; vedevo i suoi occhietti che scorrevano le parole. Arrivata alla fine, mi aveva lanciato la lettera attraverso lo spiraglio della porta e mi aveva urlato: “Si vergogni!”. Poi aveva sbattuto la porta e l’aveva serrata con altri catenacci.


Contrassegnato da tag , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: