Intervista a Daniel Cuello

Abbiamo rivolto qualche domanda a Daniel Cuello,  giovine disegnatore assai in gamba.

  • chi sei e che cosa usi per disegnare?

Daniel Cuello, argentino di nascita, italiano d’adozione. Sono uno a cui piace raccontare e disegnare, quindi faccio entrambe le cose, contemporaneamente.
Fino a qualche anno fa usavo solo carta, matita e china. Però sono sempre stato un tipo curioso e l’idea di usare le nuove tecnologie mi piaceva. Così mi sono munito di tavoletta grafica e ho iniziato a disegnare al computer. All’inizio era un disastro: mi faceva male la mano e i disegni lasciavano a desiderare. Ma dopo un po’ di allenamento ho imparato la tecnica, con ottimi risultati.
Molti considerano il disegno digitale un’aberrazione, un capriccio dell’era informatica, io invece lo considero solo un nuovo strumento, una naturale evoluzione del disegno, così come la stampa di Gutenberg lo fu per i manoscritti degli amanuensi o il cinema per il teatro.
Pare che guardare con diffidenza e ostilità le nuove tecnologie sia un classico di chi rimane ancorato a certi modelli del passato. Usare una nuova tecnologia (anche la matita a suo tempo fu una nuova tecnologia) non priva il disegno della sua essenza, quel che conta è il risultato finale.

  • quali sono i tuoi illustratori/fumettisti preferiti?

Mhm, difficile, mi vengono in mente molti nomi, ma vediamo di riassumere.
Sicuramente parto da Quino, mio connazionale, un grande che ha influenzato molto i miei disegni e, anche se la mia tecnica è un po’ diversa da quando lo leggevo per la prima volta, di sicuro si percepisce ancora. Adriane Tomine e Daniel Clowes per le loro dinamiche cittadine, Guy Delisle con le sue cronache grottesche ed evocative.
Tra gli llustratori citerei Shaun Tan e Ericailcane, fantastici. Poi, se la consideriamo illustrazione, amo la street art, quella vera, non le semplici scritte. Ci metto anche HR Giger, che non è proprio un illustratore ma io lo considero come tale: sembra di entrare in un incubo cupo e macabro.

  • com’è il mercato editoriale del fumetto?

Complicato (come tutti gli altri mercati d’altronde). A volte sembra un cancello spalancato agli esordienti ma quando ti avvicini ricorda più un circolo privato al quale solo in pochi hanno accesso. Sicuramente sta meglio di alcuni anni fa, ma è ancora troppo chiuso. Dovrebbero dedicare più spazio agli esordienti, sperimentare, mi rendo conto che è un rischio, ma credo che alla fine qualcosa di buono ne verrebbe fuori.

  • cosa ne pensi dell’editoria a pagamento? che tu sappia, è un fenomeno presente anche in ambito fumettistico?

Esiste, anche se non è tanto diffuso come in ambito letterario, è un fenomeno che conosco poco e ancora non mi sono fatto un’idea precisa. Leggo ovunque che questi editori sono paragonati a truffatori, ma bisogna vedere fino a che punto. Certo è vero che una casa editrice è un’azienda e come tale dovrebbe investire (rischiando) nei propri prodotti. In questo contesto uno scrittore è paragonabile ad un fornitore, e come tale dovrebbe essere retribuito, altrimenti sarebbe come se il fornaio pagasse il supermercato per farsi vendere il proprio pane, a me sembrerebbe un po’ assurdo, povero fornaio.

  • come valuti la letteratura italiana oggi? chi e cosa leggi?

Secondo me manca di attrattiva, forse perchè i temi proposti sono sempre gli stessi, forse perchè regnano i soliti nomi noti e le nuove leve faticano a farsi leggere.
Leggo un po’ di tutto, nel tempo che mi rimane tra un disegno e l’altro. Non amo storie di grandi personaggi o eventi straordinari, preferisco saggi e racconti dai contorni inconsueti, ma quotidiani e cittadini, o marcatamente introspettivi. Non ho degli scrittori preferiti, ma dei libri preferiti: L’alchimista (Coelho), Tu più di chiunque altro (July), Quel che resta del giorno (Ishiguro), Psicomagia (Jodorowsky).

  • c’è mai stato un libro che ti abbia fatto letteralmente assopire?

Sarà ironico, eppure mi è capitato con L’interpretazione dei sogni. Sia chiaro, il mondo onirico mi affascina molto, ma il saggio di Freud è molto evocativo, evoca sonno.

  • in cosa consiste il tuo progetto imagotime? hai mai disegnato una graphic novel?

Imagotime è una raccolta di notizie e curiosità rigorosamente accompagnate da un disegno a tema. Sono quasi sicuro che ci sia una correlazione col fatto che l’idea ci sia venuta (alla mia ragazza e me) mentre mangiavamo fritto misto in un locale. Ancora non so che strada prenderà Imagotime: magari andrà avanti ancora 1 anno, magari 10, vedremo.
In realtà ho disegnato più di una graphic novel. Quella più “intima”, a cui sono legato di più, è Il primo giorno, di un paio di anni fa. È una storia autobiografica, un capitolo della mia vita che mi ha completamente cambiato. Non l’ho pubblicata nemmeno sul mio sito, ancora.

  • pubblicheresti un fumetto in formato ebook?

Perchè no. Ci avevo già pensato in passato, solo che ancora non mi sono informato sui meccanismi occulti che si celano dietro un ebook. Chissà, magari potrei proporre proprio Il primo giorno. Peccato però che, dopo anni, i disegni mi sembrino ormai datati, non credo lo pubblicherei, così com’è, dovrei ridisegnarlo completamente… Meglio iniziare da qualcosa di più semplice.

  • com’è Udine?

Strana. Io la considero un’isola felice: poca criminalità, poco traffico, il lato oscuro sono i pochi eventi culturali (anche se qualcuno c’è), la poca vitalità. Sarebbe bello poterla rivitalizzare perchè gli elementi ci sono tutti. Certo, poter andare al lavoro in bici non ha prezzo. Ecco, mettiamola così.

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