Scrivere

[Mattia Filippini]

Quando mi metto a scrivere, di solito, faccio partire un po’ di musica, i Pink Floyd, che è la cosa più sbagliata che si può fare quando ci si sente soli, sembra di sentire dei morti che cantan le canzoni dei morti. Penso a Barbara che mi manca a tempo perso. Guardo la pallavolo in tv che sono appassionato di pallavolo femminile ed è una delle poche cose che seguo. La pallavolo femminile è una bolgia di depravazione con tutte quelle pacchette e toccatine sul sedere, quegli urletti e quelle perle di sudore sul labbro superiore, quegli abbracci di gruppo, quelle divise ridotte e aderenti, da fascia protetta. No, no, son proprio appassionato di pallavolo femminile. Bravi anche gli uomini, a pallavolo, una potenza. Bravi. Però non è la stessa cosa. Spengo la tv e mi metto davanti al computer, mi accendo una sigaretta, la faccio consumare fino a quando fa male ai polpastrelli, me ne accendo un’altra, mi sgranchisco le dita e scrivo, a volte, anche poesie tipo:

Non ditemi che il mondo è brutto,

malato, ridotto in merda.

Il mondo ha bisogno di esser bello

anche se ti urla il cuore

anche se ti mozzano le dita.

Non era roba mia, era una poesia di Nino Pedretti, ma era tanto per iniziare.

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