Attuali tendenze della narrativa italiana

Da un interessante articolo di Giulio Mozzi, di qualche anno fa, ma ancora attuale. Tratto da qui.

Il mio mestiere è leggere. Circa l’ottanta per cento delle pagine che leggo sono pagine dattiloscritte. Circa l’un per cento dei dattiloscritti che leggo vengono poi letti anche da qualcun altro. Circa l’uno o due per mille dei dattiloscritti che leggo vengono poi pubblicati da un editore che li manda in libreria. Il mio mestiere mi consente di osservare le attuali tendenze della narrativa italiana. Della narrativareale, intendo: quella che esiste; non della sola narrativa pubblicata, che è una frazione insignificante (in termini quantitativi) della narrativa esistente.

Lo so: per conoscere davvero le attuali tendenze della narrativa italiana reale bisognerebbe prendere in considerazione anche la narrativa autopubblicata in carta (in proprio o presso editori a pagamento) e in rete. Mi difendo dall’obiezione proponendo l’ipotesi, che mi sembra accettabile, che non ci siano sostanziali differenze tra la narrativa del tutto inedita e quella autopubblicata, almeno per quanto riguarda le tendenze.
Infine: non ho mai tenuto un accurato schedario delle mie letture di dattiloscritti. Ciò che sto per dire può essere tranquillamente catalogato come “impressionistico”.

Prima tendenza. Si conferma la prevalenza delle scritture maschili. Da più di dieci anni conduco laboratori di scrittura (nelle sedi più diverse) e l’esperienza mi dice che le donne che scrivono narrativa sono di più dei maschi; e che la qualità media delle scritture femminili è generalmente superiore alla qualità media delle scritture maschili. Tuttavia la stessa esperienza mi dice che i maschi sono più motivati alla pubblicazione, mentre le donne tendono più spesso a considerare la scrittura come un’attività privata o, al massimo, da mettere in comune dentro una cerchia di amicizie. Nei laboratori di scrittura la presenza delle donne è attorno al settanta per cento; dei dattiloscritti che ricevo, circa l’ottanta per cento è di provenienza maschile.

Seconda tendenza. Sta lentamente sparendo il romanzo giovanilista, che aveva conosciuta una stagione d’oro dopo il grande successo del romanzo d’esordio di Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Mi succedeva, alla fine degli anni Novanta, di ricevere romanzi simil-brizzi scritti da maschi quarantenni o cinquantenni. Ora non succede più. Gli stessi ventenni sembrano praticare ormai raramente l’imitazione di quel tipo di scrittura.

Terza tendenza. Sono ancora pochi – ma fino a qualche anno fa non ce n’era proprio nessuno, e stanno velocemente aumentando in quantità – i romanzi epistolari. Si tratta naturalmente di romanzi in cui la lettera cartacea è completamente sostituita dalla lettera elettronica (e-mail) o dalla conversazione in rete (chat). La differenza sostanziale tra questi romanzi epistolari e quelli della tradizione sta, com’è ovvio, nella velocità dello scambio. Inoltre il romanzo epistolare della tradizione tende a considerare il mondo come esistente; mentre il romanzo epistolare attuale, così come l’ho incontrato nella mia attività di lettore, tende a considerare la rete come esistente, e il mondo come eccezione. Spesso la scena chiave del romanzo consiste nell’uscita dalla rete e nell’incontro fisico dei personaggi. Generalmente tale scena chiave si conclude o con la rottura della relazione o con la scelta dei personaggi di restare in contatto solo attraverso la rete. Può essere considerato una terza tendenza bis il romanzo epistolare scritto effettivamente da più persone, ciascuna delle quali redige le lettere di competenza di uno, e solitamente uno solo, dei personaggi. Quando ciò avviene, è normale che gli autori o le autrici risiedano a grande distanza tra loro.

Quarta tendenza. Il genere quantitativamente dominante è sicuramente lanarrativa d’anticipazione. Il termine fantascienza sarebbe inappropriato. Si tratta peraltro di un sottogenere all’interno della narrativa d’anticipazione: si potrebbe definirlo “narrativa d’anticipazione sociologistica cyberpunk“. I modelli attuali per questo genere o sottogenere di narrativa non mi sembrano tuttavia essere direttamente gli autori della fantascienza sociologica o cyberpunk, ma piuttosto il film Blade Runner di Ridley Scott (e imitatori) e le opere di Philip K. Dick (e imitatori), con qualche limitata escursione nel catalogo Fanucci AvantPop. Spesso agli autori (pressoché tutti maschi) sembrano essere note solo le opere imitative (in particolare: opere di narrativa grafica, ossia fumetti). Sia chiaro che per “opere imitative” non intendo “opere brutte“: ci sono opere imitative assai belle. Questo genere è quantitativamente dominante non per numero di opere (vedi il genere successivo) ma per numero complessivo di pagine: è difficile che un’opera di narrativa d’anticipazione faccia meno di quattrocentocinquanta cartelle. Questo è il genere nel quale mi sembra di poter registrare la più bassa qualità media della scrittura (sintassi casuale, lessico minimo).

Quinta tendenza. Dominante per numero di titoli è senz’altro la narrativa del delitto (anch’essa quasi solo maschile), nei vari sottogeneri (peraltro dai confini incerti, almeno nella percezione degli autori) del giallo, del noir, del thriller, dellegal thriller, eccetera. Queste sono, di solito, le narrazioni che più s’impegnano sul fronte dell’intreccio. Spesso l’intreccio è assai deludente. Non mancano narrazioni il cui intreccio è appassionante. Tuttavia, il livello della scrittura è generalmente appena un po’ superiore a quello della narrativa d’anticipazione di cui sopra. E’ insistita la ricerca di un “investigatore all’italiana”, ossia di un investigatore che sia narrativamente interessante e capace di muover la storia pur senza essere il classico “concentrato di volontà di potenza” (uso, con autorizzazione, una formula che ho letta nella lettera di autopresentazione di una di queste opere narrativa) di derivazione statunitense. Non mi sembra che questa ricerca abbia finora trovato ciò che cercava.

Sesta tendenza. La narrazione fantastico-paradossale. Per una volta, donne e maschi contribuiscono al genere in quote pressoché uguali. La narrazione fantastico-paradossale ha spesso ambizioni allegoriche. Il fallimento mi sembra pressoché totale. La presenza di questo genere di narrazioni mi sembra in aumento.

Settima tendenza. Il romanzo storico. Se ne vedono pochi, ma più oggi che qualche anno fa. Sono scritti prevalentemente da maschi, ma le donne non mancano. Tendono a essere piuttosto buoni: magari noiosi, ma ben costruiti e bene scritti. Gli autori hanno spesso un’età superiore ai quarantacinque anni. Il problema di queste narrazioni è che di un romanzo ben fatto, lodevole, gradevolmente scritto, eccetera, ma che non dice proprio niente di nuovo, e nemmeno niente d’importante, spesso non si sa che cosa pensare.

Ottava tendenza. La narrativa memoriale. Qui il campo è quasi del tutto femminile. Si tratta in genere di narrazioni scarsamente congegnate (si va dal principio alla fine, senza alcuna costruzione), spesso assai bene scritte, talvolta commoventi, nella quasi totalità dei casi del tutto prive d’interesse per una lettrice o un lettore che non appartenga alla cerchia dell’autrice (o, raramente, autore). Il mio stato d’animo è paradossale: sono scritture che vorrei tanto incoraggiare, ma che non penso sia opportuno incoraggiare con la pubblicazione. Sono scritture che mi sembrano molto sane, ma ho l’impressione che la pubblicazione non sia la cosa migliore che possa loro capitare.

Nona tendenza. La narrativa siciliana. Devo fare una premessa. Sono personalmente convinto che la narrativa siciliana non sia una parte della narrativa italiana, ma sia un’entità a sé stante. Questo ovviamente non è un giudizio di valore (se lo è, è un giudizio di valore positivo) né un invito al separatismo. Dalla Sicilia mi giungono narrazioni scritte da ventenni con la sicurezza stilistica dello scrittore maturo; narrazioni che si tengono in piedi per la sola forza dello stile (e che forza!); narrazioni piene di pietre, di mani, di arbusti, di albe e tramonti, di venti, di paesi, di fichidindia, di mare, di capre (in sostanza: piene di cose non fatte dall’uomo). Narrazioni scritte in un italiano perfetto, nitido e fiammeggiante. Narrazioni delle quali, tuttavia, spesso stento a capire di che cosa parlino. Mi sembra che mi giungano frammenti, tanti frammenti, di un interminabile epos della luce e delle cose. Difronte a queste narrazioni, che spesso ammiro, il mio sconcerto è grande.

Decima tendenza. La narrativa meridionalista. Che è scritta da meridionali meridionalisti, soggetti ben diversi dai meridionali non meridionalisti (la cui meridionalità è ricavabile solo dai dati anagrafici). La narrativa meridionalista ha modelli novecenteschi che spesso non conosco (difetto mio) e modelli attuali perfettamente riconoscibili se non addirittura citati e dichiarati: Peppe Lanzetta, Giuseppe Montesano, Antonio Pascale, più raramente Diego De Silva o Livio Romano. Si tratta di una narrativa fortemente politica (“di denuncia”, si sarebbe detto una volta), spesso portata a un favolismo della trama e dei personaggi che non rinuncia a un sostanziale (dickensiano?) realismo dell’ambientazione, nella cui scrittura abbondano il dialetto (per lo più come “citazione di realtà”, ma talvolta anche in funzione espressiva) e la simulazione dell’oralità. C’è una differenza interessante tra scritture maschili e scritture femminili: le maschili tendono a essere ossessivamente volte al presente, le femminili scelgono spesso uno sfondo storico. Qualche anno fa sembrava che solo la gioventù del Nord Italia avesse in mente la scrittura; oggi certamente non è così.

Undicesima tendenza. Ricevo un certo numero di narrazioni che sono tentato di definire narrazioni minimum fax. Direi che sono tendenzialmente in aumento. Il confronto con i modelli (i narratori statunitensi tradotti da Minimum Fax) è disastroso.

Dodicesima tendenza, nonché ultima: il romanzo fantasy-newage-sapienziale. Credo che una letteratura in buona salute possa sopportare allegramente l’inoculazione di una certa dose di narrativa fantasy: perciò trovo che il proliferare di romanzi fantasy sia una novità né buona né cattiva. Quello che mi turba è l’incrocio tra il fantasy del contenuto narrato, il New Age dell’ideologia, e il sapienziale dello stile. Le narrazioni di questa specie sono in continuo aumento (sia come numero di titoli, sia come numero di pagine per ciascun titolo). Dal 1998 a oggi ho letto una, e una sola, buona narrazione ascrivibile a questo genere (ancora inedita, peraltro).

Tendenze e mercato. Queste sono le tendenze che ho riscontrate. Mi rendo conto che alcune di esse sembrano corrispondere alle tendenze del mercato editoriale italiano. Non credo che il mercato editoriale italiano dipenda dalle tendenze della narrativa reale; credo piuttosto che la produzione reale di narrativa dipenda dalle tendenze del mercato editoriale. Ossia, c’è un sacco di gente che legge un romanzo nuovo e si dice: “Wow! Che roba! Lo faccio anch’io!”.


Annunci
Contrassegnato da tag , , , ,

4 thoughts on “Attuali tendenze della narrativa italiana

  1. Just Laure' ha detto:

    potresti dirmi qualcosa in più sulla narrativa che hai definito “fantastico paradossale”? Quali sono, secondo te, gli elementi caratterizzanti e perchè credi sia destinata quasi ad un sicuro fallimento?

    • mattiafilippini ha detto:

      Ciao! Premetto che l’articolo non l’ho scritto io, ma Giulio Mozzi che da un po’ di tempo lavora come consulente editoriale per Einaudi. Mi sembrava quindi interessante riportare il punto di vista di chi, ogni giorno, legge per lavoro molti manoscritti.
      Detto questo non vuol dire che sia completamente d’accordo con lui. Immagino che con narrativa fantastico-paradossale intenda un qualche tipo di ucronia (mi viene in mente un romanzo di Dick, “La svastica sul sole”) che ha come sfondo un insegnamento morale.
      Ma anche la Divina Commedia è un romanzo fantastico-paradossale con un fine allegorico.
      Il punto è: essere un emulo di Dante è completamente anacronistico, così come non se ne può più di chi si mette a scrivere come Philip Dick. Quello che viene a mancare è l’originalità. Dunque non è il genere fantastico-paradossale in sé a essere sbagliato, ma solitamente chi frequenta questo genere fatica a tirar fuori qualcosa di innovativo.

      • Just Laure' ha detto:

        sisi, avevo letto che l’autore del pezzo era Mozzi ma mi ero rivolta a te perchè, avendolo ospitato sul tuo blog, pensavo potessi darmi qualche elemento in più per la comprensione dell’articolo, e così è stato. 🙂
        Grazie

      • mattiafilippini ha detto:

        In ogni caso il giudizio espresso nell’articolo rispecchia più o meno come va il mercato: le case editrici non vogliono pubblicare certi generi perchè non vendono.
        Mi è venuto in mente un altro esempio di fantastico-paradossale: Storia naturale dei giganti di Ermanno Cavazzoni, romanzo in cui si dà per scontata l’esistenza dei giganti narrati nei poemi cavallereschi e li si analizza dal punto di vista scientifico. Che mercato ha? Chi lo conosce? Secondo me è uno dei migliori scrittori italiani esistenti, ma anche quando lo si cerca in libreria ti guardano un po’ male, come se gli avessi chiesto di darti tutti i soldi della cassa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: