L’Italia è comica

da una bellissima intervista a Ermanno Cavazzoni. La trovate completa qui.


A me personalmente piacerebbe moltissimo scrivere un romanzo di fantascienza. Sarebbe il mio ideale, ma non ci riesco. Tutte le cose (dico “le cose” non solo “le cose letterarie”) che arrivano in Italia tendono a diventare comiche. Se si considera la musica, che è stata uno dei grandi vanti dell’Italia, o l’opera lirica, che nasce e si sviluppa nell’ambito francese, quando arriva in Italia (per fortuna, dico) diventa l’opera buffa, diventa Rossini, Donizzetti, diventa tutta questa meravigliosa produzione, ma buffa, inverosimile, con musica bellissima, ma è il buffo che prevale.

Quando il Western viene trapiantato in Italia diventa lo “Spaghetti western” che da subito è un western un po’ disgraziato e poi, a poco a poco, come per destino, diventa un western buffo, finendo nel buffonesco di Budd Spencer e Terence Hill, cioè proprio nella comicità.

E’ come se la lingua italiana, sarà anche la condizione del vivere in Italia, trasformasse tutto in comico. Io considero comica anche un’automobile come la Ferrari o la Maserati; se ci pensate è qualcosa di manierato, di iperbolico, non è più serio. Chi è che usa la Ferrari come mezzo di trasporto? La Ferrari è qualcosa da gradasso, bellissima automobile, un disegno meraviglioso, ma quando mi è capitato di leggere la pubblicità della Maserati o della Ferrari, non ricordo, che diceva che in retromarcia faceva i 120 km/h, mi sono detto: “Chi scrive questo è un attore comico!”. Perché non ha mica senso pubblicizzarla, ma anche questo fa parte di questo gusto dell’esagerazione, che poi è una cosa tipica del comico.

I poemi cavallereschi, che nascono nella zona franco-spagnola, la Chanson de Roland, erano poemi molto seri: erano l’occidente che si contrapponeva ai mori che pian piano avanzavano dalla Spagna, un poema epico. Quando arrivano in Italia, nel ‘400 circa, con il Morgante Maggiore del Pulci e poi a seguire con l’Ariosto e il Boiardo, diventano poemi buffi. Straordinari, diventano la grande letteratura italiana, ma non si può dire che portano dei valori morali particolarmente alti e severi. Diventano invece il gioco con i personaggi, il voler creare situazioni ridicole, comiche, che è proprio la vocazione della lingua italiana.

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