Karol e i miracoli

di Enrico Mazzardi

 

Ma Karol,

io te lo dico

ché lo so che mi senti,

non ti nascondere,

Karol,

ma hai dovuto aspettare

d’esser freddo

come un pezzo di ferro

un ferro freddissimo

un ferro polacco

per fare un miracolo?

Poi,

scusa l’impertinenza

Karol,

ti do del tu,

se posso,

ma i miracoli

sempre le malattie

vanno a guarire?

Ché quando sento

di guarigioni

penso sempre

ai taumaturghi

non quelli vivi

ma gli involontari portenti

ufficialmente cadaveri

che penzoloni dalla forca

dispensavano grazie

e salute a gogò

a chi li toccacciava

senza pudore.

Ecco Karol,

perché tra i miracoli

si fan sempre i soliti?

Non si potrebbe aver

qualcosa di più,

un miracolo che non vada

a toglier lavoro

a ortopedici e pediatri

che so,

senza sforzo,

me ne vengon tanti in mente

sai?

Karol?

Ci sei ancora?

Karol?

Ci sentiamo un’altra volta

se sei occupato.

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