Dott. Arrigo Ploz

di Juan Rodolfo Wilcock

(estratto dal numero 19 di Tèchne)

Tutti conoscono i validi contributi del dott. Arrigo Ploz alla metafisica; non tutti sanno però che il più valido di quei contributi è la sua semplice e pura esistenza. Un giorno il dott. Ploz cominciò a diventare sempre più piccolo finché non si ridusse al nulla. Da allora nessuno lo ha più visto ma è certo che il dott. Ploz non ha smesso di esistere; soltanto che ora, essendo il nulla, nulleggia e null’altro. Sua moglie, ferita dalla sua mancanza nel suo orgoglio di moglie, fa finta che ci sia e persino parla con lui, cioè con il nulla; i suoi allievi continuano a non studiare sotto la sua guida, e la Rivista di Filosofia continua a pubblicare i suoi articoli, magari su una pagina in bianco. Quel che nessuno sa è dove sia il dott. Ploz, come sia, né che cosa pensi di tutto questo.
Di certo si sa tuttavia che dal suo nulla, nel frattempo, il dott. Ploz ha inventato, o diremmo meglio re-inventato, i numeri naturali, positivi e negativi, quelli frazionari, quelli irreali, quelli immaginari, quelli trasfiniti, quelli infinitesimali, nonché le loro radici e quadrati in quantità sbalorditiva; parimenti, per passare il tempo, l’ha inventato, e con esso lo spazio. Ha inventato buona parte dell’arte moderna, i quadri a tela vuota, gli orifizi di numerose sculture, i libri non scritti, tra cui i due capitoli in bianco del Tristram Shandy di Sterne, e l’intera dottrina filosofica di Martin Heidegger. Mirna la cameriera a ore commenta : «Anvedi il dottore come si da daffare!».
Essendo adesso il suo padrone egli stesso un buco nell’universo, vorrebbe passarci di quando in quando uno straccio per pulirlo, ma dove è? Qualunque cosa si dica di lui è vera, perché non c’è modo di dimostrare che non lo sia. In lui convivono tutte le cose che non esistono, tutti i circoli quadrati, tutte le faine che leggono queste righe, tutti i cigni bianchi che sono neri, tutte le soluzioni del problema nazionale, la storia e la psicanalisi, la religione cattolica e Dio. Quest’ultima ipotesi, che sia diventato Dio, ne farebbe anche l’inventore asserito delle cose che esistono, di tutti noi, di tutto.

(Fonte: Juan Rodolfo Wilcock, «Dott. Arrigo Ploz», in Il libro dei mostri, Adelphi, Milano, 1978, pp. 116-117.)

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