Andava verso Montirone

di Enrico Mazzardi

Ai primi di maggio del 2010 sono stati rinvenuti dei cerchi nel grano in un campo vicino a Bagnolo Mella (in provincia di Brescia). Varie le testimonianze di persone che sostengono di aver visto gli alieni passare. Un abitante del luogo ha tenuto a precisare che la luce dell’Ufo di passaggio “andava verso Montirone”.

L’altro giorno mi chiamano dal Giornale, mi dicono che devo firmare una carta: i miei contributi previdenziali saranno versati in una cassa appositamente creata per fare sparire i pochi centesimi della pensione in un buco nero.
Quindi mi infilo la giacca, giro l’isolato ed entro nella sede del Giornale; all’ingresso i due centralinisti mi sorridono rispondendo con voce automatica alle chiamate, io ricambio con un cenno ed entro nella segreteria della redazione. Lì sorprendo uno dei caporedattori mentre confabula con la segretaria, del discorso colgo solo le parole “pensione” e “c’ho i miei annetti”.
Mi basta un cenno con la mano e la segretaria mi dice che la persona che devo incontrare arriverà a momenti, mi mette in mano un giornale, si esibisce in un bel sorriso e mi dice di aspettare nella saletta d’attesa, quella dove avvengono solitamente i colloqui di lavoro. Sfoglio il quotidiano, già visto almeno tre volte dall’inizio della mattina, senza prestare alcuna attenzione al contenuto. Ormai vedo solo griglie di lettere poste a dividere una patacca di pubblicità dall’altra. L’arte del sembrare a mio agio anche in momenti di totale noia ormai l’ho fatta mia da molto tempo, ora ne eseguo un ennesimo saggio. Un leggero colpetto alla pagina col dito destro, le palpebre che si contraggono nello sforzo illusorio di cercare una parola dove parole non ce ne sono: sono un virtuoso della falsa lettura. A salvarmi dalla noia che iniziano ad esalare anche i miei movimenti simulati, interviene una voce: un uomo sulla cinquantina coi capelli grigi e ricci concentrati sulla sommità del capo si fa strada nel corridoietto appena fuori dalla stanza in cui siedo. Stringe tra le due mani una borsa ventiquattrore, si guarda attorno senza trovare appigli. Poi arriva la segretaria, lui le chiede di essere ricevuto dal caporedattore della cronaca, “Notizie importantissime”, tiene a precisare con una punta d’orgoglio tremante nella voce. Lei lo fa accomodare nel cubicolo di fianco al mio: vedo la sua nuca deformata attraverso il vetro separatore. Passa un minuto e irrompe seguito dal baccano della redazione il caposervizio, che guarda dentro il mio loculo, aggrotta le sopracciglia e sbotta in un “È lei quello dei cerchi nel grano?”. Io non rispondo, scuoto la testa e con un gesto gli indico il cubicolo adiacente, dove il cinquantenne si è già alzato in piedi e sta già cercando di stringere la mano al giornalista. Seguono venti minuti di conversazione fitta, di cui io avverto solo alcuni passi: “Ciò che è accaduto a Bagnolo Mella non è mai accaduto da nessun’altra parte: l’energia sprigionata dal loro passaggio è stata cento volte superiore a quella prodotta in altre occasioni. – I cerchi che hanno lasciato sono totalmente diversi rispetto a quelli che siamo abituati a vedere. – Sono esseri di pura energia, provengono da una dimensione parallela alla nostra”. Sembra incredibile, ma nel silenzio del giornalista riesco quasi a distinguere il suono di fondo della sua perplessità. “In queste foto vede il passaggio della navicella. – E questo è niente, sapesse quali altri documenti ho. – Pensi che io sono venuto da voi, ma sarei potuto andare a vendere queste informazioni al TG5”. Il suono della perplessità in quel momento si fa assordante, e il giornalista sbotta: “Beh a parte le photoshoppate…” “Ma non sono fotoritocchi questi.” “No, no, non intendevo le sue foto, che sono sicuramente autentiche, mi riferivo a tutte le foto che si vedono di solito sugli Ufo. Le sue sì, sembrano quasi incredibili”. In quel momento penso di tutto. Immagino le foto: in una ci sono gli alieni, che hanno l’aspetto degli Amish, e stanno tosando sezioni circolari di campo; in un’altra ci sono gli alieni dalla testa allungata e il corpo gracile ed evanescente che vengono colti dal flash del cinquantenne ufologo giusto mentre passano sotto il cartello stradale che recita “Bagnolo Mella”: spaventati risalgono sul loro ciospo* intergalattico e sgommano via, lasciando sul campo degli sfregi perfettamente geometrici. Le mie fantasticazioni vengono interrotte dall’arrivo del ragioniere, che si prodiga in scuse per il ritardo, mi sottopone il documento da firmare: appongo l’autografo e abbandono la sede del Giornale, intimamente divorato dalla curiosità ufologica.

Sei ore dopo mi ritrovo in coda in tangenziale, sulla strada di ritorno verso casa, i rallentamenti mi costringono a prender visione della panoramica laterale: campi di fiori di colza gialli a destra, prati e casolari sparsi a sinistra. Il traffico lentamente defluisce, la strada rutta e si libera dell’ingorgo, e a passo d’uomo transito sotto un cavalcavia, dopo il quale si apre un paesaggio completamente diverso. Sulla destra, oltre il ciglio della strada, si stende un campo appena arato: in mezzo ad esso, a circa venti metri dal guardrail, c’è un’auto rovesciata, grigia metallizzata ma sporca di terra marrone, la capotte sfondata e schiacciata sul terreno. Sta lì immobile, un insetto rovesciato, ruote all’aria, eccetto una che penzola giù, quasi staccata. Intorno al mezzo ribaltato, il campo è però arato perfettamente, e non intravedo a prima vista alcun segno di pneumatici o terra smossa, fuori ordine. Guardo le altre macchine, e all’interno degli abitacoli anche gli altri automobilisti approfittano del rallentamento per guardare il quadretto. Mi volto dall’altra parte della strada, e vedo un camion parcheggiato in una piazzola di sosta. Sotto il container, spuntano le gambe piegate del conducente. È aquattato dietro il rimorchio. Sta cagando.

Non aspettatevi finali a sorpresa, ricamini barocchi, motti di spirito: questo è ciò che ho visto l’altro giorno, dopo che sono andato a firmare una carta per versare i miei contributi previdenziali in una cassa appositamente creata per fare sparire i pochi centesimi della mia pensione in un buco nero.

Buco nero.

Universo.

Alieni.

Cerchi.

Incidente.

Merda.

La butto lì: la fine del mondo.

Fine.

*(termine bresciano, in italiano corrente: “motorino”)


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