Trash

Recensione-continuazione della polemica del mese
Dorothy Allison, Trash, Il dito e la luna, Milano, 2006, 16,00 € (ed originale 1988)
di Silvia Fraccaro

Trash come “spazzatura” e come vengono definiti i poveri del Sud degli Stati Uniti. “White trash” poi, andando nello specifico, per definire quei bianchi, poveri materialmente e culturalmente, moralmente discutibili, privi di risorse culturali. Gente che perde tutto quel poco che ha per esempio nell’acquisto inutile di un’automobile (http://it.wikipedia.org/wiki/White_trash).
Si definisce così Dorothy Allison nell’introduzione a questa raccolta di racconti. Un termine che lei stessa ricorda affibiato alla sua famiglia e che lei quasi rivendica con un moto di ribellione e orgoglio, assieme a quel “dyke”, modo popolare e insultante per dire lesbica, in contrapposizione al più civilizzato “lesbian” connotato di coscienza femminista. E definisce così i suoi personaggi: terribili, moralmente inadeguati, quasi cerebrolesi, spesso stupidi, più frequentemente violenti, anche un po’ rozzi, privi di quelle speranze vitali comunemente condivise dal genere umano. Come i personaggi del racconto che apre la raccolta “Quella carogna venuta dal Tenessee”: storie di bambini che masticano pancetta, cresciuti male in un mondo dove regna l’abuso sessuale spesso in casa, bambini violenti a loro volta, che rubano, che non vanno a scuola, dei piccoli mostri per cui è difficile provare compassione, con degli adulti crudeli, uomini patriarcali e donne sottomesse alla vita casalinga che sfogano la loro prigionia in comportamenti meschini e autolesionisti. Sono “storie dure, scandalose, svergognate, piene di alcool, droga, incesto, violenza, tradimenti, orrori, carognate”. Il lato più sporco e sgradevole dei peggiori incubi.


A fare da contorno due leitmotiv: il corpo e il cibo. Il corpo che, si sa, non è sempre pulito, profumato, bello. Un corpo che contrasta con l'”ideale igienico” e l’assenza di fisicità in cui, viene detto da Margherita Giacobino nella postfazione, “scienza e religione si danno la mano”. Dorothy Allison è un perfetto esempio carveriano di scrittrice che ti mette davanti le cose “non per bene”, quelle che non vorresti vedere. Neanche l’amore in questi racconti è molto pulito (“Tra noi non c’era niente di pulito, soprattutto l’amore”). Una scrittrice onesta che non separa la scrittura dalla realtà (la sua, quella della sua famiglia e delle persone che conosce), racconta di cose che turbano, di cose reali nella loro ambiguità senza cercare di nasconderle o ripulirle. E’ quasi impossibile non provare anche solo per un attimo un certo disgusto per questi personaggi. E insieme una certa vicinanza.
E poi il cibo, il cibo povero grasso e salato del sud. Cibo come impulso che viene da quello stesso corpo, cibo che fa spesso male, anche se gustoso, come quell’amore non tanto pulito. Michette di farina al posto del pane, fatte di grasso, sale e lievito chimico per raccogliere sughi e salse (i cosiddetti gravy) e salse dense e nere preparate versando caffè nero nel grasso del maiale rimasto in fondo alla pentola. Cibo di merda, come li definisce l’io narrante in “Appetito lesbico”.
Si vedono nei racconti di Allison anche gli anni dei movimenti delle donne e dei collettivi femministi, anni di lotte, di ribellione (“anche solo per ottenere una carta di credito senza la controfirma del patrigno”), anni di sdegno, di rifiuto dell’umiliazione (“Morsi di scimmia”, “Muscoli della mente”), tempi in cui le donne hanno dovuto lottare per avere quello che oggi sembra normale o quasi. E tempi anche di sbagli – delle stesse donne e femministe- quando chiudendosi a loro volta “nei luoghi comuni e nei pregiudizi, diventano giustiziere delle passioni e delle impurità altrui” (“La violenza contro le donne comincia in casa”).

Cibo, corpo, povertà, donne, paesi del sud, famiglie violente, fiumi di nomi. Alla domanda “Perché scrivere?”, Allison risponde onestamente “Per prendere parte al discorso”. Conoscendo le storie e i personaggi di Allison, ho pensato subito alle storie e ai personaggi di Carver, non sono poi cosi diversi, forse solo un po’ piu trash. Ed Allison, semplicemente piu donna e piu incazzata.

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2 thoughts on “Trash

  1. Delia scrive:

    STREPITOSA.

  2. Popinga scrive:

    E definisco così gli elettori della Lega: terribili, moralmente inadeguati, quasi cerebrolesi, spesso stupidi, più frequentemente violenti, anche un po’ rozzi, privi di quelle speranze vitali comunemente condivise dal genere umano.

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