Da consumarsi entro il

di Alessandro Busi

Anno 4021. Secondo il nuovo calendario, siamo nel 2009 dopo la grande fine, dopo il ventuno dicembre 2012. Da quel giorno, così riportano le scritture, tutto cambiò, ma tutto rimase uguale. Le lingue parlate rimasero le stesse, e anche quelle scritte, quindi, se proprio vogliamo fare i filosofi, anche le realtà da loro costruite rimasero le stesse, ma alcune cose cambiarono ugualmente. Le persone, per esempio, cambiarono di colore, più grigio rispetto a prima, perché da quel momento iniziarono ad avere il teflon nelle vene al posto del sangue, e ancora adesso, quando piove, devono rientrare di corsa a casa per non fare la ruggine. E poi anche la data di scadenza sulla natica destra, anche quella è una novità. Una volta, infatti, la gente non aveva alcuna idea di quando potesse morire: poteva succedere da un momento all’altro. Si racconta addirittura, che certi religiosi insegnassero ai bambini a ringraziare il loro dio di averli fatti svegliare vivi, e non morti. Si racconta anche che ci fossero discussioni, in canali telematici come uno chiamato Yahoo answer, dove si discorreva sul perché certe persone pensassero alla morte almeno una volta al giorno[1]. Adesso queste cose non ci sono più. Adesso, dopo il rimescolamento degli elementi, ognuno conosce la propria data di scadenza, basta che si guardi il sedere allo specchio, oppure che se lo faccia guardare da qualcuno. Generalmente, appena si nasce, i più anziani della famiglia controllano la data di scadenza del nuovo arrivato e prenotano l’analisi degli elementi, per scoprire qual è la componente dominante. È importante sapere se si è al novanta per cento di yogurt, o latte, oppure se si è in buona parte composti di detersivo per i piatti. Perché i primi, raggiunto il loro giorno, sanno che inizieranno a decomporsi e a puzzare velocemente, fino a spegnersi, mentre i secondi sanno che la loro data di scadenza è solo indicativa, che potrebbero vivere altri cinque, o dieci anni senza avere alcuna conseguenza.

Il problema grosso, però, è soprattutto per chi si trova con una data di scadenza ravvicinata, per esempio dopo venti o venticinque anni dalla nascita, una cosa non facile da accettare. Adesso, il governo ha messo a disposizione di queste persone vari gruppi di psicoterapia, che li riportino a vivere il presente, l’hic et nunc, il qui ed ora, come lo chiamano in linguaggio tecnico, ma per tanti anni, questi sfortunati furono alla mercé delle sette. La notizia dei suicidi di massa era diventato un cliché telegiornalistico: quelli del Mal comune mezzo gaudio, si erano uccisi tutti tenendosi per mano e dopo essersi fatti tatuare in faccia un sorriso; mentre gli Uomini sicuri di sé, quelli che non dovevano chiedere mai, erano tutti morti buttandosi dal ponte 25 aprile di Lisbona, sicurissimi che, se la loro morte era fissata, non gli poteva accadere niente altro di male. Semplicemente non avevano pensato che, esattamente come lo yogurt va a male prima se si rompe la confezione, così la data di scadenza delle persone è solo indicativa.

Luigi ha la scadenza a ottantasette anni e cinque giorni dopo la nascita, e per il novanta per cento è fatto di Arbre Magique al gusto di Pino silvestre, e stasera è alla sua prima seduta di terapia di gruppo Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi. Sta seduto sulla sua sedia di plastica marrone di fianco a Marta, scadenza a ventidue anni tre mesi e due giorni dalla nascita e per l’ottantatre per cento fatta di Parmigiano già grattugiato, ma non le ha ancora rivolto la parola. Rimane seduto e fissa il linoleum verde del pavimento. È lei che inizia a parlargli.

È la prima volta che vieni?, gli chiede, non mi sembra di averti mai visto prima.

Lui le risponde che sì, che è vero e che si sente molto agitato, perché non ne ha mai parlato con nessuno delle sue paure a riguardo alla morte. Lei, allora, gli mette la mano sulla spalla e gli strofina la schiena, gli sorride e gli dice che si troverà benissimo in quel gruppo. Automaticamente, poi, si scambiano le proprie aspettative di vita: lei gli confessa sinceramente la sua e lui le risponde che sarebbe morto dopo soli cinque anni e mezzo, alla giovane età di ventinove anni. Mentre glielo dice, sente la gamba destra che gli trema, e dopo aver finito, dà un colpo di tosse e sorride con un’espressione amara. Lei lo guarda e sorride a sua volta, e sposta la mano sulla gamba, con fare consolatorio. Gli dice anche che tutto il male non viene per nuocere, però, perché lei, da questa breve vita, ha imparato che l’importante è godersi le proprie gioie, senza pensare al futuro, e che quindi,  da un paio d’anni aveva deciso che tutti i giorni, con chiunque le piacesse, avrebbe fatto l’amore, perché è la cosa più bella che ci sia al mondo.

O no?, gli chiede poi in chiusura.

Luigi la ascolta con attenzione e annuisce per tre volte, convinto. Pensa che al suo amico Marco, quello che gli aveva consigliato di infiltrarsi in uno di quei gruppi che vedrai una che vuole scopare finché crepa la trovi di sicuro, così aveva detto, pensa che al suo amico Marco gli dovrà offrire una cena, se riuscirà veramente a portarsi a letto questa Marta. Lei, intanto, alza le braccia per stirarsi, allunga l’indice sinistro e sbadiglia. Nel distendere tutto il corpo, poi, il seno le si fa pronunciato e dai pantaloni spunta un tatuaggio che scende verso l’inguine. Luigi la osserva senza riuscire a parlare. Ha mille idee per la testa, una più porcella dell’altra, e si dice che, se dovesse servire, sarebbe pronto anche a frequentare assiduamente quei gruppi. Sopportare un’ora di terapia di gruppo sull’importanza del godere il presente e le piccole cose, sarebbe niente, pur di interrompere la sua astinenza sessuale, pensa. Però, pensa anche che non bisogna rimandare a domani quello che si può fare oggi, quindi prova a rilanciare un argomento a caso, giusto per non far cadere la discussione, quando, dal nulla, sente due mani ruvide e callose che lo prendono dietro al collo e gli stringono i nervi. Lui inizia a urlare e tutti si girano a guardarlo. In un momento, si trova in mezzo al cerchio, con ventinove persone che lo fissano e scuotono la testa, mentre accanto a lui c’è un uomo gigantesco che lo controlla.

Nella palestra rimbomba solo la sua voce, mentre dal suo posto Marta inizia a parlare.

Capite bene, che godere di ogni momento, non significa lasciarsi abbindolare da gente come questa, dice, indicando con sdegno Luigi, purtroppo dobbiamo stare attenti a chi è pronto a sfruttare le nostre debolezze per portarci a letto, o per prendere i nostri soldi, o chissà cos’altro.

A questo punto si alza, gli si avvicina, e fa segno al suo collaboratore di farlo alzare. L’uomo lo prende per la testa e lo tira su. Luigi continua a lamentarsi, ma sembra che nessuno lo senta. Marta, senza smettere di parlare, gli si ferma di fronte. Mentre dice che la forza dell’oggi non deve schiacciarci a dimenticare l’importanza della dignità personale, ma anzi deve portarci a radicalizzare le nostre scelte così da ipervalutare le nostre ore, che non saranno più di sessanta minuti, ma di quanti la nostra mente saprà viverne, mentre dice questo, mette le mani sul bottone dei pantaloni di Luigi e glielo apre, poi, forzando il rumore dei tacchi, gli cammina attorno. Lui si guarda in giro senza capire più nulla. Gli altri partecipanti annuiscono alle parole della terapeuta, sogghignando per la scena ridicola. Con un gesto forte, poi, lei gli scopre la bianchiccia natica destra e legge ad alta voce:

sette dicembre quattromilaottantotto, all’età esatta di ottantasette anni e cinque giorni, dice con voce stentorea, avete capito il signorino, ed era arrivato a dirmi che gli restavano cinque anni e mezzo di vita, per portarmi a letto.

Dagli altri iniziano a piovere fischi e offese verso Luigi, e Marta fa segno al suo assistente di buttarlo fuori.

In un istante, ancora spaesato, Luigi si trova sdraiato per strada, con i nervi del collo indolenziti. Dopo un paio di secondi, si rialza, si allaccia i pantaloni e si incammina verso casa. Tiene la mano destra dietro la nuca a massaggiarsela, mentre pensa che a Marco, altro che cena che gli offre.


[1] http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090311141506AA9tpTu

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  1. […] dove si discorreva sul perché certe persone pensassero alla morte almeno una volta al giorno[1]. Adesso queste cose non ci sono più. Adesso, dopo il rimescolamento degli elementi, ognuno conosce […]

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