Vegetale terrestre

di Mattia Filippini

Stamattina, che c’è brutto tempo e piove, sull’autobus c’è pieno di vecchi che cadono. Poi, al supermercato, c’è un affollamento sempre di vecchi che sembrano in preda a una sindrome da diluvio universale, che consiste nel farsi prendere da un delirio schizofrenico e nell’accumulare scriteriatamente beni alimentari perché, dicono, il mondo, con questa pioggia, di sicuro finirà da un momento all’altro.

Poi al ritorno dal supermercato salgo sull’autobus che porta al Sant’Orsola, quasi non riesco a entrare dalla calca che c’è. Quando si chiudono le porte rimango schiacciato con le mie sportine da tutta la massa di vecchi in agitazione che si dirige verso l’ospedale per fare un controllo. Sembra di vedere le prime scene di quel film di guerra dove bisognava a tutti i costi salvare un soldato, quello che inizia con lo sbarco in Normandia, tutte le teste fitte che ondeggiano con gli scossoni del bus e un’ansia palpabile. Quando poi si arriva alla fermata e si aprono le porte tutti scendono in massa, come incitati da un colonnello.

Mi vien da pensare che i vecchi sono come delle macchine linguistiche del comico perfette. Per esempio ieri, nel posto in cui lavoro, un vecchietto è venuto a chiedermi come faceva a mettere al suo televisore il vegetale terrestre. Me lo ha chiesto due o tre volte, innocentemente e convinto: il vegetale terrestre. Poi, quando gliel’ho spiegato, prima che andasse via gli ho detto di ricordarsi di annaffiarlo altrimenti moriva.

Anche mia nonna, che è una persona lucidissima, riesce sempre a toccare delle punte di comicità involontarie sbagliando le parole, per esempio all’ultimo cenone mi ha chiesto come è andata a finire, poi, quella guerra che gli americani hanno fatto contro i teletubbies (talebani).

Oppure, ogni tanto alle cene di natale, veniva un cugino che era frate dominicano e mia nonna, che era stata al suo ordinamento, raccontava sempre che per diventare dominicani bisogna buttarsi per terra a pancia in giù con le braccia larghe e le gambe strette e che messi così, con la tunica bianca e il mantello nero aperto, a lei questa cosa faceva un po’ impressione perché i novizi le sembravano dei pipistrelli.

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