Con il politetrafluoroetilene nelle vene

di Alessandro Busi

Anno 4021. Secondo il nuovo calendario siamo nel 2009 dopo la grande fine: il ventuno dicembre 2012. Secondo i libri di storia, il mondo finì e rinacque esattamente quello stesso giorno. Dicono che tutto si sia svolto proprio come si vede nel trailer di un film uscito un paio d’anni prima. Dicono che le auto cadevano dai parcheggi sopraelevati e che il Dalai Lama guardasse l’Himalaya con l’impassibilità tipica dei monaci zen. Dicono che al Cristo di Rio de Janeiro siano cadute prima le braccia e poi la testa e che la cupola di San Pietro a Roma, abbia schiacciato tutti i credenti che erano lì sotto a pregare. Dicono anche che in quel periodo, quello subito prima, erano nate un sacco di sette che tentavano di salvarsi dall’apocalisse: i wittgensteiniani, per esempio, dicevano che, se i limiti del mondo sono i limiti del linguaggio, allora basta non parlare mai della fine che la fine non arriverà. Al loro opposto, invece, c’erano i comicisti freudiani, che dicevano che per salvarsi si doveva esorcizzare la morte, quindi mettevano banchetti per strada, dove recitavano freddure sulla morte e sulle apocalissi, e la gente passava e sorrideva.

Ovviamente, alle tv si alternavano i dibattiti fra le varie sette, con i primi che evitavano di rispondere e raccontavano di quanto era bello il mare nel 1954, i secondi che facevano battute di spirito e dicevano ai primi, che si tappavano le orecchie e facevano lalalalalala con la voce, che erano infantili e sciocchi. E poi ce ne erano altri ancora, tipo gli ambientalisti dell’abbraccio che dicevano che l’unico modo per far sì che la natura non ammazzasse tutti, era fare pace con lei, quindi invitavano tutte le persone ad abbracciare gli alberi e baciarli e scrivergli poesie d’amore. Alla fine delle finite, però, nessuno aveva proprio ragione perché nessuno di questi si salvò. Chi morì parlando del più e del meno, chi recitando spezzoni di vecchi film di Woody Allen, chi venendo risucchiato mentre tentava di avere un amplesso con una betulla, alla fine nessuno vide confermata la propria teoria. Solo gli indifferenti sembrava si fossero salvati, invece era solo che erano talmente indifferenti che non si erano nemmeno accorti di essere morti, ma erano proprio morti.

Così, come dicono i libri di storia, quel giorno tutto finì, ma poi tutto iniziò anche. Passati cinque minuti di assoluto silenzio, in cui perfino il vento si era fermato e l’unico orologio rimasto in funzione faceva un tic dei secondi che echeggiava in tutto il globo, passati questi cinque minuti, il mondo ricominciò a funzionare, ma in maniera diversa e a velocità doppia, o tripla pure. Al posto degli alberi crescevano dalla terra i condomini e le strade si asfaltavano da sole. Dentro i condomini le persone nascevano dagli oggetti, e allora c’era chi veniva fuori dai materassi e chi dai cuscini del divano; chi si trovava neonato in cucina a scolare la pasta e chi veniva partorito dai tasti dei telecomandi e come prima cosa nella propria vita faceva lo zapping. Così, nel giro di cinque giorni, la terra si ripopolò di persone adulte e bambini e ragazzi e anziani. Così, nel giro di cinque giorni, la terra si ripopolò di librerie, università, stazioni tv, chiese e tutto il mondo sembrava rinato come se nulla fosse stato, come se avesse ragione quello del Gattopardo a dire che  Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. In realtà, alcune modifiche, strutturali ed esteriori, c’erano state. Gli alberi, per esempio, è vero che sembravano gli stessi di prima, ma erano fatti di ethernit. La modifica più grande, però, colpì gli esseri umani. Le persone erano tutte un po’ più grigie rispetto a prima, e questo era dovuto al fatto che, nel rimescolamento degli elementi, non erano solo nati gli alberi di ethernit e l’erba di carta, ma anche il sangue si era modificato e, al posto dei globuli rossi, c’erano centinaia di migliaia di particelle di politetrafluoroetilene, il teflon. Ovviamente, questa differenza interiore si vedeva anche all’esterno e, oltre al colorito canna di fucile, la pelle era diventata antiaderente, quindi, per lavarsi, bastava sciacquarsi, ma con la raccomandazione di asciugarsi bene, onde evitare quelle brutte escoriazioni arancio-rossiccie dette anche ruggine. Come aveva scritto il poeta ermetico Giuseppe Ungaretti nel 3930, esattamente 1918 anni dopo la grande fine,

siamo antiaderenti e tutto ci scivola addosso,

tranne i sentimenti che ci si appiccicano

come foglie d’autunno a terra.

Nel 4021 tutto questo è storia. In ogni città c’è un museo sui primitivi che popolavano la terra prima dell’anno 0, e anche Ungaretti è storia e lo si fa studiare a scuola.

Michele, che ha sedici anni, veste con i pantaloni strappati sul ginocchio e ascolta musica rumorosa come i Sonic Youth, quella band che, per fare più noise, come dicono loro, durante i concerti si sfregano le chitarre sulle pance e fanno le scintille; ecco, Michele, nel sentire la sua professoressa leggere questa poesia, si stava per mettere a piangere, ma si trattenne. Invece di andare a casa, però, quel giorno, andò in un parco con un libro di poesie di Ungaretti e cercò subito Antiaderenti e la lesse un sacco di volte. Chiuso il libro, poi, si prese i capelli neri nelle mani, mentre pensava a Rosanna, la sua fidanzata che l’aveva lasciato proprio quella mattina.

Michele, ormai ho capito che il mio amore per te è finito, gli aveva detto, forse è un periodo che devo stare un po’ sola, per riordinare le idee.

Lui, lì per lì, aveva fatto il sostenuto. Le aveva risposto che non c’era nessun problema e che era giusto così e aveva finto che la cosa gli scivolasse addosso, senza toccarlo. Aveva fatto finta di avere l’antiaderente anche per i sentimenti, ma non era vero.

Contrassegnato da tag , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: